Il presidio
Nel cunicolo scoperta la scritta del martire
PISTOIA Una delle scoperte più interessanti fatte sei anni fa durante i lavori dell’Istituto per le ricerche storiche e archeologiche, f una scritta rossa sul muro di un cunicolo della Fortezza. Per...
PISTOIA
Una delle scoperte più interessanti fatte sei anni fa durante i lavori dell’Istituto per le ricerche storiche e archeologiche, f una scritta rossa sul muro di un cunicolo della Fortezza. Per la precisione, la scritta fu trovata nei sotterranei del bastione nord-est. «A mia mamma, ti voglio bene». Questa scritta così apparentemente banale, è stata attribuita dall’architetto Iori ad Alvaro Boccardi, uno dei quattro giovani pistoiesi fucilati il 31 marzo del 1944 per essersi dichiarati retinenti alla leva dell’esercito della Repubblica sociale. Gli altri erano Aldo Canugi, LandoVinicio Giusfredi e Valoris Poli.
Il documento murale è stato fatto risalire al 30 marzo del ’44, il giorno prima della fucilazione. Parole piene di tenerezza, ma anche disperazione, da parte del martire, che trascorse nella Fortezza di Santa Barbara gli ultimi giorni di vita. Oltre all’incisione sul muro, nel cunicolo sono stati trovati anche dei resti di cibo e delle vettovaglie che lascerebbero pensare a un pasto consumato durante quella notte.
Un rilevamento che avrebbe, pertanto, una notevole importanza storica, perché riaprirebbe un capitolo del passato della città. La scritta, almeno qualche anno fa, permetteva di avanzare una nuova ipotesi su come i quattro ragazzi trascorsero le ultime ore della loro vita. Secondo altre ricostruzioni, infatti, i quattro, che erano tenuti prigionieri alle Ville Sbertoli, la mattina del 30 marzo furono prelevati, processati al tribunale di Pistoia e poi portati a Collegigliato. Nella notte, poi, vennero presi, portati alla Fortezza e subito fucilati.
La presenza di quell’incisione nel cunicolo della Fortezza fa supporre che, in realtà, i quattro giovani, o almeno solo Alvaro, passarono lì tutta la notte. L’architetto Iori si imbattè in quella scritta per caso, come avviene spesso in questi casi, mentre si trovava all’ingresso di un vano che credeva sigillato.Le prime parole (quelle che si vedono nella foto) sono perfettamente leggibili, poi la firma e la data sono più sfumate a causa del logoramento dei mattoni.
C’è però chi ha sollevato molti dubbi su questa scoperta. Fra questi, nei giorni successivi alla scoperta, c’era Vannino Urati, anche lui prigioniero alle Ville Sbertoli ma scampato all’eccidio. Urati la notte sentì distintamente il rumore dei camion che venne a prendere i quattro giovani per portarli alla Fortezza per l’esecuzione. Difficile, dunque, che Alvaro potesse trovare il tempo materiale di incidere con un chiodo una frase come quella: una volta portati alla Fortezza i giovani furono subito fucilati, intorno alle 5 del mattino.
Lo stesso Urati scampò alla fucilazione per un soffio: inizialmente venne condannato a morte anche lui, ma poi la condanna fu commutata in ventiquattro anni di carcere.
(r.p.)
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