La città attende regole chiare per l’edilizia
di Fabio Calamati Il regolamento urbanistico che dovrebbe disegnare la città dei prossimi anni è appeso davvero ad un filo. Se in consiglio comunale l’esame delle controdeduzioni procederà con questo...
di Fabio Calamati
Il regolamento urbanistico che dovrebbe disegnare la città dei prossimi anni è appeso davvero ad un filo. Se in consiglio comunale l’esame delle controdeduzioni procederà con questo passo, è scontato che ai primi di aprile l’atto non potrà essere approvato. E la nuova giunta comunale non sarà certo in grado di riprendere il cammino e portarlo a conclusione nel giro di pochi mesi.
Un altro paio d’anni senza bussola urbanistica significa rendere molto più difficoltosi gli investimenti necessari alle aziende e bloccare le piccole operazioni attese da tante famiglie per migliorare le loro condizioni. Vista la crisi che non accenna a mollare la presa e lo stato cianotico dell’edilizia in provincia, non si tratta certo di una bella prospettiva.
L’amministrazione Berti ha le sue responsabilità, soprattutto perché ha lasciato trascorrere sei anni tra l’approvazione del piano strutturale e l’adozione del regolamento urbanistico. Ma è altrettanto vero che il consiglio ha avuto un anno intero per esaminare tutta la materia e per portare a casa dei risultati tangibili, visto che molti vincoli sono stati allentati tra il testo adottato e quello approvato.
Certo, è il frutto di una mediazione, come non può non essere in democrazia. Il regolamento tiene conto di diverse - e talvolta contrastanti - sensibilità. Ci sono dentro le ragioni di chi sostiene l’utilità di interventi consistenti di ristrutturazione sul patrimonio edilizio non di pregio (e certo ce n’è tanto anche tra ciò che è statorealizzato prima del 1953), ma anche la sensibilità di chi vuol limitare operazioni che cambino i connotati alla città così com’è.
Un compromesso, nel senso migliore del termine.
Questo deve fare la politica. Dare l’ultima parola, come dice di voler fare il Fli, ai tecnici (e addirittura ai loro clienti) sembra più l’abdicazione della politica ai suoi doveri che una scelta davvero oculata.
Ma soprattutto: la città può permettersi - per una serie di responsabilità che non sono tutte di una parte sola, lo ripetiamo - di attendere ancora un anno o più? E’ questa la vera risposta che il consiglio comunale è chiamato a dare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google