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Policoro piace a i giovani in tanti alla presentazione
PISTOIA «Non ci aspettavamo così tante persone, ma questo è già un segnale sul grande bisogno di riempire un vuoto esistente fornendo aiuti concreti sulle frontiere dell’occupazione giovanile». E’ il...
PISTOIA
«Non ci aspettavamo così tante persone, ma questo è già un segnale sul grande bisogno di riempire un vuoto esistente fornendo aiuti concreti sulle frontiere dell’occupazione giovanile». E’ il commento a caldo di Edoardo Baroncelli, tutor del Progetto Policoro made in Pistoia, dopo l’incontro di presentazione che si è svolto giovedì sera in un’aula dell’antico Seminario pistoiese dimostratasi insufficiente per accogliere le tante persone (moltissimi i giovani, ma anche – sottolineato da un caloroso applauso – una rappresentanza di Rru Breda) arrivate per capire cos’è questo progetto su cui la Chiesa di Pistoia, raccogliendo un esplicito invito del vescovo Mansueto, intende puntare diverse carte.
«Adesso – prosegue Edoardo, che con l’animatore Alessio Genito, è la parte operativa del progetto – tutti coloro che hanno lasciato il nome saranno ricontattati nelle prossime settimane. Le parole d’ordine sono tre (“rete, sinergia, condivisione”) e il “Policoro” inizierà un giro fra tutte le associazioni operanti nel territorio diocesano che si occupano di giovani e di lavoro: un tour di ascolto e di studio per comprendere ciò che di concreto si sta facendo e come ciascuno si muove. Ma la campagna di ascolto prevede specifici incontri con tutti i soggetti economici e produttivi, con sindacati e istituti di credito. Sarà la parte forse più complessa ma di sicuro quella più concreta per studiare come sia possibile dare corpo ai tanti sogni, anche imprenditoriali e di autonomia, dei giovani pistoiesi che vogliano confrontarsi con il Policoro». In contemporanea si provvederà a formare una piccola “equipe” di esperti.
L’incontro di ieri sera è stato introdotto da don Cristiano D’Angelo, vicario per la pastorale e responsabile dell’Ufficio per la Pastorale con i Giovani «Non ci vogliamo sostituire ad altri ben più tecnicamente competenti di noi – ha più volte ripetuto don D’Angelo – ma vogliamo limitarci a dare un segnale di attenzione e di disponibilità ma anche di concretezza sulla frontiera dell’occupazione giovanile».
Nessun dibattito pubblico, alla fine, per esplicita volontà degli organizzatori. Non sono però mancati numerosi scambi e contatti con una volontà di costruire una “rete” che ha avuto anche un segno simbolico: la distribuzione a ciascuno dei presenti di un tassello di legno, piccola parte di un grande “puzzle” rappresentante il “Progetto Policoro”, che sarà presto ricomposto con i singoli incontri successivi.
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