Il Tirreno

Pistoia

«La crisi aumenta le sofferenze il sociale chiede più attenzione»

Il direttore della Caritas diocesana parla della città che vorrebbe: «Serve un territorio che al centro dello sviluppo urbanistico metta le politiche per la qualità della vita di chi ci lavora e ci vive»

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di Elisa Pacini

PISTOIA

Da tre uffici diocesani (Lavoro, Comunicazione e Caritas) è arrivata nel novembre scorso la prima lettera rivolta ai candidati per le elezioni amministrative della prossima primavera per mettere nero su bianco le priorità di una città duramente colpita dalla crisi del lavoro. La Caritas, tramite il suo direttore Marcello Suppressa, in questi anni ha più volte richiamato la politica (e anche la Chiesa in verità) a rimettere al centro i nuovi poveri, anziani soli o giovani padri esclusi dal mondo del lavoro. Il documento diocesano ai candidati evidenzia che la politica deve essere una danza guidata dai poveri. Per Suppressa non tutto ha funzionato nelle politiche sociali.

«“Pistoia è una città sensibile – dice – dove permane la tradizione forte che ha portato allo sviluppo della partecipazione alla cosa pubblica, ad un fiorire di associazioni sfociato anche nell’impegno politico. Quello che non è andato, ed è un po' l'indole dei pistoiesi, è il lavorare a compartimenti stagni e in questo momento di crisi si vedono i risultati. Non è stata fatta squadra, non solo nel sociale ma anche nell’economia. Se l'economia sposa la fraternità, intesa nel senso più laico del termine, è automatico che chi sta bene si occupa di chi di chi ha intorno, compresi i più bisognosi. Il compito dell’ente pubblico è coordinare e promuovere, in questi anni non abbiamo percepito che sia stato fatto appieno, altrimenti ora le situazioni sarebbero diverse».

Nel sociale pesano i tagli di fondi agli enti pubblici. C’è questo alla base delle criticità riscontrate dalla Caritas?

«No, penso che sia una scelta politica. Se ci siamo sbilanciati sullo sviluppo urbanistico della città, è normale che molte forze siano state spese in questo senso. La bontà di questa scelta forse la vedremo nei prossimi anni, ora io non la riesco a vedere . Le priorità erano e sono altre. Non è che non sono state considerate ma, è stato fatto in maniera insufficiente».

Quasli sono allora le priorità?

«Direi solidarietà, accoglienza, partecipazione, informazione e sussidiarietà dove tutti (enti, imprese e società civile) concorrono al bene comune. Da soli non si va da nessuna parte. Ci deve essere una vera e propria riconversione culturale che porti a rimettere in discussione i metodi con cui si è operato finora. La città deve essere per l’uomo: il territorio, l’architettura, la politica e l’urbanistica devono perseguire il fine del benessere per tutti i cittadini, soprattutto di chi fa più fatica. Devono sentire le istituzioni vicine e tra queste anche la Chiesa, per questo il tavolo del lavoro promosso dal vescovo, il progetto Policoro mi riempiono il cuore. Con il Fondo di solidarietà famiglia-lavoro abbiamo aiutato 130 famiglie. Molti ci dicono che si sentono soli, che non sentono lo Stato vicino. C'è qualcosa che non va a livello istituzionale e anche nelle relazioni private dove il senso di vicinato sta scomparendo».

Come può intervenire in questo senso l’ente pubblico?

«La gente ha perso la possibilità di incontrarsi, non ci sono luoghi dove farlo e per questo servono “contenitori di relazioni”. Questo è un problema che mette in crisi le nostre parrocchie. I giovani hanno bisogno di toccare con mano i problemi, mettersi faccia a faccia con le povertà, accompagnati dagli adulti. Per questo come Caritas abbiamo puntato molto sul servizio civile o l’anno di volontariato sociale».

Eppure abbiamo la biblioteca più grande della Toscana.

«Sì, ma non basta perché non tutti sono attratti da un luogo come la biblioteca, non tutti studiano. Anzi c’è un disagio crescente tra i giovani che lasciano la scuola. C’è bisogno piuttosto di operatori di strada e le esperienze ci sono, come quelle nel quartiere delle Fornaci, ma vanno valorizzate. C’è bisogno di luoghi di relazioni anche nelle periferie, là dove sbagli urbanistici del passato, hanno confinato povertà e disagio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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