Il Tirreno

Pistoia

Assistenza ai disabili, i giudici "congelano" l'Apr

Fabio Calamati
Luigi Bardelli (sopra) Antonio Principato e la sede dell’Apr onlus
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Luigi Bardelli (sopra) Antonio Principato e la sede dell’Apr onlus

Il tribunale di Roma accoglie le richieste del commissario e rimette in discussione il riconoscimento della neonata associazione da parte della Regione

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 PISTOIA. Nuovo colpo di scena nello scontro tra Aias nazionale e locale.  Con una ordinanza del 20 dicembre scorso ma depositata solo lunedì, il tribunale civile della capitale ha sospeso la validità della costituzione dell'Apr, l'associazione pistoiese per la riabilitazione guidata da Luigi Bardelli. L'organismo cioè che al momento gestisce le sedi della vecchia Aias pistoiese e l'assistenza ai circa duemila ragazzi disabili e che dal maggio 2011 si era costituita separandosi dalla vecchia associazione, la quale proprio l' anno prima era stata commissariata dall'Aias nazionale.  

Accolta, quindi, la tesi del commissario straordinario Giulio Francesco Bagnale e della sezione pistoiese Aias ricostituita il 4 luglio (dopo la scissione dei "cugini" dell'Apr) e attualmente guidata da Antonio Principato.  Il tribunale di Roma capovolge quindi l'ordinanza del 30 agosto 2011, che viceversa aveva respinto la iniziale richiesta di sospensione avanzata dal commissario Bagnale.  Al di là dei contorcimenti legali, la pronuncia dei giudici romani di fatto congela la esistenza stessa dell'Apr di Luigi Bardelli e rimette in discussione la validtà degli atti che alla neonata associazione si riferiscono. In primo luogo - ovviamente - il riconoscimento dell'Apr da parte della Regione e la conseguente convenzione stipulata con l'Asl per l'assistenza ai disabili.  

«Decisione alla mano - è il primo commento a caldo di Antonio Principato, presidente dell'Aias pistoiese "fedele" al commissariamento - ora potremmo rientrare nella sede di via San Biagio. Del resto non avevamo mai dubitato che la decisione dei giudici sarebbe stata questa. Ma vogliamo innanzitutto tranquillizzare gli assistiti, le loro famiglie e i lavoratori: a noi è cara l'Aias e quello che deve continuare a fare. Domani (oggi, ndr) riuniremo il consiglio e parleremo con gli avvocati. Fino ad allora non facciamo ulteriori commenti».  Secondo i giudici romani, le due riunioni dei soci della Aias pistoiese poi trasformatasi in Apr, potrebbero essere illegittime. Ad un primo esame, infatti, appare che l'associazione guidata da Luigi Bardelli fosse per statuto sottomessa all'Aias nazionale e che quest'ultima, quindi, potesse legittimamente commissariarla, come ha fatto. Essendo commissariata, l'Aias pistoiese non poteva autoconvocarsi in assemblea e votare la scissione dall'associazione nazionale e la creazione di una nuova sigla. Di qui la decisione di sospendere la validità di quelle decisioni, assunte nelle assemblee del 26 marzo e del 16 aprile dello scorso anno.  Tranquilla la reazione del presidente dell'Apr Luigi Bardelli. «Dopo un iniziale momento di amarezza - dice - ci siamo resi conto che in fin dei conti la sentenza ci riguarda poco. La prima assemblea contestata era stata ordinata dal giudice civile di Pistoia. La seconda ha costituito una nuova associazione quando noi eravamo stati tutti espulsi dalla vecchia Aias, quindi eravamo liberi di farlo. L'Apr, che è nata allora, è altra cosa rispetto all'Aias nazionale, per cui il problema per noi non sembra che si ponga. Comunque ci penseremo meglio, anche con gli avvocati. Intanto continueremo tranquillamente a svolgere la nostra attività».

 Da non dimenticare: i giudici del tribunale civile di Roma (per la cronaca Elena Raganelli, Marco Vannucci e Stefano Cardinali) dovevano decidere solo sulla sospensione o meno delle delibere che hanno fatto nascere l'Apr, non sulla loro validità. Questo sarà oggetto di un nuovo e futuro giudizio. La sospensione era stata chiesta (ed è stata concessa) proprio perché mantenerle valide nell'attesa della sentenza definitiva avrebbe provocato danni ai ricorrenti, cioè all'attuale Aias pistoiese, quella guidata da Antonio Principato.  In sostanza, quindi, neanche la sentenza di ieri costituisce la pietra finale della tribolatissima vicenda apertasi con il commissariamento dell'Aias pistoiese, nella primavera 2010.  Commissariamento - lo ricordiamo - inizialmente motivato con delle difformità dello statuto pistoiese rispetto a quello nazionale. Dopo i primi mesi di permanenza a Pistoia, il commissario Bagnale eccepì anche la poca trasparenza di rapporti (anche economici) tra l'Aias pistoiese e la Fondazione "Assunta in cielo", proprietaria degli immobili in cui l'associazione esercita la sua attività.

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