Il Tirreno

Pistoia

Cecilia Turco punta sull’apertura alla società civile per la guida della città

L'avvocato ci riprova

Fabio Calamati
L’avvocato Cecilia Turco candidata alle primarie
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L’avvocato Cecilia Turco candidata alle primarie

«Pistoia deve tornare protagonista dello sviluppo»

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 PISTOIA.Riprendere il filo delle primarie del 2009 per la presidenza della Provincia, quelle in cui Cecilia Turco, da candidata della segreteria Pd (retta allora da Daniela Belliti), fu sconfitta da Federica Fratoni. Quella candidatura nacque come tentativo di aprire il Pd alla società civile.  Oggi l'avvocato Turco ci riprova. Gli alleati di allora (Belliti e Bertinelli) sono avversari da battere, i compagni di viaggio più stretti sono il Sel, l'Idv, la Cgil, pezzi di associazionismo cattolico e del Pd, poco convinti delle candidature Bertinelli e Bartoli. Ma la ricetta - portare nel centrosinistra la ricchezza della città che vive fuori dai partiti - è la stessa.  Come è nata la sua candidatura?  «Da più persone, di provenienza diversa, mi è stato ripetutamente chiesto di impegnarmi. Questo mi ha fatto riflettere. La nostra città e la politica in generale hanno bisogno di uno slancio che porti a superare i partiti, hanno bisogno di fiducia, di scelte chiare e lineari. La città è viva e chiede di essere protagonista. Ho riflettuto, ho preso i tempi necessari, anche perché la scelta coinvolge la mia vita e quella di chi mi sta accanto. Poi ho deciso».  A novembre aveva detto di non essere disponibile a identificarsi con un dibattito tutto interno al Pd.  «In questi due mesi ha preso consistenza quel progetto sul quale ero stata stimolata. Partire dall'esperienza dei partiti di centrosinistra e allargarsi alle esperienze vive, personali e collettive, della città».  Nel 2009, però, finì male.  «Persi, ma non fui sconfitta. In città presi più voti di Federica Fratoni. Oggi si riprende quel filo».  E si ritroverà contro Samuele Bertinelli, che nel 2009 con Belliti fu tra i registi della sua candidatura.  «Infatti vedo una certa incoerenza nel ragionamento di Samuele rispetto alla scelta che fece allora, che non era quella di una logica tutta identitaria di partito».  Avere quattro candidati alle primarie è una ricchezza per il centrosinistra o un segno di frammentazione?  «Le primarie sono un importante patrimonio del centrosinistra, avere più candidati è una ricchezza per il dialogo».  Nessuno dei candidati rivendica una continuità con la amministrazione di Renzo Berti. Cosa significa?  «L'esperienza amministrativa che si sta per chiudere non sempre ha mostrato di possedere un disegno coerente e chiaro della città. Ma non mi piace questa gara di tiro a segno sulla giunta Berti fatta da rappresentanti del Pd che hanno avuto o hanno ruoli istituzionali».  Quali sono le questioni più urgenti per il Comune?  «La prima è il lavoro, e in particolare la situazione di AnsaldoBreda. Una fabbrica che con l'indotto significa la vita di mille e più famiglie. Credo che il sindaco debba farsi subito promotore di una iniziativa verso il governo, azionista di riferimento di Finmeccanica, tenendo conto anche delle gravissime responsabilità dei manager delle passate gestioni. Pistoia deve imporre all'Italia la vertenza Breda. Poi ci sono le piccole e medie imprese, strategiche per Pistoia e che chiedono sostegno e agevolazioni, ma meno burocrazia, infrastrutture moderne, accesso agevolato al credito. La seconda emergenza è la povertà, sempre più diffusa. Va affrontata innanzitutto conoscendo i dati, poi superando la mera assistenza sociale e mettendo in rete le risorse del pubblico e quelle del volontariato. Una cabina di regia per ottimizzare le risorse. Terza emergenza, i giovani senza futuro e precari. Senza demagogia e paternalismi, a loro il Comune deve offrire un servizio che diffonda e faciliti l'accesso agli incentivi che ad esempio la Regione può offrire, così come l'Unione europea. Spesso non si sfruttano perché non si conoscono».  Nella sua professione lei ha spesso difeso il Comune. Ora si candida a fare il sindaco. Non c'è un conflitto in questa scelta?  «Nella mia professione di penalista ho difeso tante persone accusate di reati di ogni genere e altrettante vittime, penso a infortuni mortali sul lavoro o violenze di ogni tipo. La difesa è un diritto garantito e inviolabile. Ho sempre esercitato nella consapevolezza del ruolo, in totale autonomia e libertà. E altrettanto liberamente, se sarò sindaco, l'interesse pubblico sarà il mio unico punto di riferimento. Intendo promuovere, sul solco di iniziative già assunte dall'attuale amministrazione, il tema della legalità a tutto tondo».  Cosa pensa del documento degli uffici pastorali della Diocesi, che invita le forze politiche a praticare una politica "guidata dai più deboli"?  «Rappresenta un motivo di riflessione e ispirazione profonde. Amo definirmi una laica di fede cattolica e ho sempre partecipato alla vita della Chiesa. Sarebbe una forzatura dire che sia la candidata del mondo cattolico, ma è chiaro che i miei valori sono riconducibili a quella esperienza».  Taglierà il numero degli assessori della sua giunta?  «Intanto ricordo che è già stato ridotto dalla manovra del governo del 2010, così come i consiglieri, scesi a 32. Più che il numero degli assessori, mi impegno a tagliare le indennità. Un'altra cosa è certa, la rappresentanza femminile sarà assolutamente evidente. In città ci sono molte donne che hanno passione, voglia di impegnarsi e grande preparazione. A loro vorrei guardare con attenzione».  L'urbanistica sarà un tema centrale della campagna per le primarie. Il nuovo regolamento urbanistico del Comune propone una drastica riduzione del consumo di territorio. E' d'accordo?  «Che un consumo indiscriminato di territorio non sia più possibile è un'ovvietà. Occorrono qualità e recupero dell'equilibrio sul territorio, collegando spazi verdi, eccellenze e paesaggio, valorizzando l'esistente, quegli aspetti culturali e paesaggistici che fanno di Pistoia uno dei contesti più interessanti della Toscana. Vorrei dedicare una particolare attenzione al recupero e alla riqualificazione delle periferie, come Sant'Agostino».  Che tipo di campagna elettorale farà?  «Molti contatti interpersonali e senza "effetti speciali". Mi atterrò, condividendoli, ai limiti di spesa scelti dalla coalizione».  La coalizione ha discusso molto se fosse il caso di prevedere un ballottaggio tra i due candidati più votati, se fossero rimasti sotto la soglia del 40%. Alla fine si è scelto di scartare questa ipotesi. Lei che ne pensa?  «Visto che i candidati sono 4, l'individuazione di una soglia, come fu fatto a Firenze, rispondeva all'esigenza di conferire maggiore rappresentatività al vincitore, esigenza da me condivisa. Ma ci sono le condizioni politiche perché il candidato o la candidata vincente possa rappresentare con forza tutta la coalizione. Proprio per le caratteristiche della mia candidatura, che intende parlare da indipendente di centrosinistra a tutti i partiti di quella coalizione, ritengo di essere un candidato molto forte».

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