Il Tirreno

Pistoia

La rabbia dei comitati «Il futuro non è nell'incenerimento»

Beatrice Faragli
Da sinistra Rino Fragai, Mario Tuci e Federica Fratoni al convegno
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Da sinistra Rino Fragai, Mario Tuci e Federica Fratoni al convegno

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PISTOIA. Un convegno nazionale sugli impianti di incenerimento dallo sguardo corto e arretrato. L'ultimo atto della 2 giorni pistoiese su inceneritori e compatibilità ambientale si è chiuso così: con una sentenza funesta da parte di chi, ieri mattina, è intervenuto al dibattito finale. Al centro delle critiche il potenziamento degli impianti previsto dal piano interprovinciale dei rifiuti e la mancanza di una prospettiva futura che tuteli la qualità della vita.  «Sembra che siate venuti qui non per affrontare la questione degli inceneritori ma per tranquillizzare tutti», ha detto, dalla sala comunale del palazzo di Giano, Roberto Menichetti di "Abitanti a piede libero" (Montale) rivolgendosi agli organizzatori del convegno. «Quanti soldi sono messi a disposizione per gli ampliamenti degli impianti - ha evidenziato - e quanti, invece, per le alternative? La disparità è paurosa».  La contraddizione, ancora una volta, sarebbe contenuta nel piano appena passato al vaglio delle giunte di Pistoia, Prato e Firenze, presto in adozione nei consigli provinciali. «Così come indica la direttiva europea bisogna andare verso una diminuzione nella produzione dei rifiuti attraverso il riciclo e il riuso ma la prospettiva è stata smentita dalle previsioni di ampliamento». ha detto Menichetti. Entro il 2015 infatti l'inceneritore di Montale passerà dalle 150 alle 225 tonnellate giornaliere di rifiuti bruciati.  «Triste - ha incalzato il consigliere comunale aglianese Luigi Colangelo, della lista civica Decidi anche tu - vedere tutti questi esperti che parlano di incenerimento come se fosse il nostro futuro. Il convegno non ha dato alcuna speranza vera per i giorni che verranno. Mi sembra, con ciò che ho sentito, di aver fatto un salto indietro. Discutiamo ancora di macchine che di tecnologico non hanno proprio niente».  «Questi giorni - ha continuato il "collega" di lista nel consiglio di Montale, Luca Marinaccio - mi hanno dato la certezza di essermi fatto delle grandi abbuffate di inquinanti».  L'indagine condotta da Arpat dal 2008 al 2010 sui territori intorno all'inceneritore montalese, con 50 campioni di terreno prelevati da aree poste a diverse distanze dall'impianto, ha infatti rilevato una concentrazione di diossine a sud di via Tobagi, senza tuttavia ricondurla direttamente, e in modo esclusivo, alla presenza in zona del sistema d'incenerimento. «Il fatto che Fragai (assessore provinciale all'ambiente, ndr) abbia annunciato l'ampliamento dell'inceneritore montalese prima ancora del convegno, tra l'altro monotonale e monocorde - ha detto infine Alessandro Romiti, del Comitato per la chiusura - dimostra che, su questi temi, non esiste alcuna democrazia partecipata».

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