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Bottegone contro la centrale a metano
Beatrice Faragli
«Ingiustificata, inopportuna, inessenziale, inquinante, insufficiente». Queste le ragioni del no alla centrale termoelettrica a metano Repower condivise da oltre duecento cittadini
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«Ingiustificata, inopportuna, inessenziale, inquinante, insufficiente». Queste le ragioni del no alla centrale termoelettrica a metano Repower condivise da oltre duecento cittadini. L’impianto, previsto nell’area ex Radicifil, si scontra con una folla di pistoiesi radunati intorno all’azione del Comitato Bottegone-Badia-Agliana e determinati «a non voler affogare ».
Venerdì sera, con un picco di presenze che ha sfiorato le trecento unità, le molte persone contrarie al progetto si sono incontrate alla Capannina di Bottegone. Grandi assenti, «seppur invitati con 6 giorni di anticipo» come ricorda Emiliano Giusti del comitato, gli amministratori provinciali e comunali. Unica eccezione quella del vicesindaco Mario Tuci. «Non abbiamo fatto e non abbiamo intenzione di fare niente al chiuso. Io - ha spiegato - non appartengo nè al fronte del sì nè a quello del no. Chi si occupa della valutazione di impatto ambientale farà chiarezza sugli eventuali rischi. Questa è una fase in cui non possiamo perdere neppure un posto di lavoro. Perchè dovevamo dire no a un’opportunità occupazionale? Con lo stesso spirito però ci interessa tutelare al massimo anche il vivaismo e la cittadinanza ». Il comitato intanto teme emissioni di inquinanti - 180 tonnellate annue di ossidi di azoto, altrettante di biossido di carbonio e polveri sottili -, due ciminiere alte 40 metri in bella vista, aumento della rumorosità e 36 mila metri cubi di reflui depurati scaricati nel Brusigliano. «La centrale turbogas - ha spiegato Marco Cervino, ricercatore del Cnr-Isac di Bolognaprodurrà 110 tonnellate di particolato secondario», oltre che polveri sottili e ozono. «Secondo quanto affermato dalla stessa autorità dell’energia - ha aggiunto l’esperto - l’offerta di elettricità in Italia è significativamente superiore alla domanda, non è un buon momento per investire soldi e costruire una nuova macchina per la produzione ». L’instabilità e la criticità della rete, alla base delle argomentazioni Repower, secondo Cervino sarebbero tutte da dimostrare. «Non ci risulta che ci sia un deficit di energia elettrica in questa zona» hanno poi ribadito gli organizzatori dell’assemblea. La tecnologia usata dal gruppo svizzero inoltre, per il Comitato, non sarebbe così all’avanguardia. «Ci sono filtri - ha confermato il ricercatore - che permettono di abbattere di 4/5 le emissioni di ossidi di azoto rispetto a quelle previste qui». «Questa centrale turbogas - ha poi ricordato la Giovannetti - avrebbe un 50% di rendimento. In pratica la metà del metano consumato per produrre energia verrebbe disperso come calore. L’ipotesi di venderlo ai vivaisti dimostra che chi ha proposto il progetto non conosce la nostra zona: non vengono utilizzate serre riscaldate ». Il Comitato ha quindi ribadito che la centrale non permetterà il riassorbimento dei 137 operai ex Radicifil. «Basta false promesse ai cassintegrati» si leggeva negli striscioni che riempivano la Capannina. L’assemblea ha infine approvato una mozione per chiedere un giardino pubblico nell’area ex Franchi, con tanto di impianti sportivi, al posto della centrale.
Venerdì sera, con un picco di presenze che ha sfiorato le trecento unità, le molte persone contrarie al progetto si sono incontrate alla Capannina di Bottegone. Grandi assenti, «seppur invitati con 6 giorni di anticipo» come ricorda Emiliano Giusti del comitato, gli amministratori provinciali e comunali. Unica eccezione quella del vicesindaco Mario Tuci. «Non abbiamo fatto e non abbiamo intenzione di fare niente al chiuso. Io - ha spiegato - non appartengo nè al fronte del sì nè a quello del no. Chi si occupa della valutazione di impatto ambientale farà chiarezza sugli eventuali rischi. Questa è una fase in cui non possiamo perdere neppure un posto di lavoro. Perchè dovevamo dire no a un’opportunità occupazionale? Con lo stesso spirito però ci interessa tutelare al massimo anche il vivaismo e la cittadinanza ». Il comitato intanto teme emissioni di inquinanti - 180 tonnellate annue di ossidi di azoto, altrettante di biossido di carbonio e polveri sottili -, due ciminiere alte 40 metri in bella vista, aumento della rumorosità e 36 mila metri cubi di reflui depurati scaricati nel Brusigliano. «La centrale turbogas - ha spiegato Marco Cervino, ricercatore del Cnr-Isac di Bolognaprodurrà 110 tonnellate di particolato secondario», oltre che polveri sottili e ozono. «Secondo quanto affermato dalla stessa autorità dell’energia - ha aggiunto l’esperto - l’offerta di elettricità in Italia è significativamente superiore alla domanda, non è un buon momento per investire soldi e costruire una nuova macchina per la produzione ». L’instabilità e la criticità della rete, alla base delle argomentazioni Repower, secondo Cervino sarebbero tutte da dimostrare. «Non ci risulta che ci sia un deficit di energia elettrica in questa zona» hanno poi ribadito gli organizzatori dell’assemblea. La tecnologia usata dal gruppo svizzero inoltre, per il Comitato, non sarebbe così all’avanguardia. «Ci sono filtri - ha confermato il ricercatore - che permettono di abbattere di 4/5 le emissioni di ossidi di azoto rispetto a quelle previste qui». «Questa centrale turbogas - ha poi ricordato la Giovannetti - avrebbe un 50% di rendimento. In pratica la metà del metano consumato per produrre energia verrebbe disperso come calore. L’ipotesi di venderlo ai vivaisti dimostra che chi ha proposto il progetto non conosce la nostra zona: non vengono utilizzate serre riscaldate ». Il Comitato ha quindi ribadito che la centrale non permetterà il riassorbimento dei 137 operai ex Radicifil. «Basta false promesse ai cassintegrati» si leggeva negli striscioni che riempivano la Capannina. L’assemblea ha infine approvato una mozione per chiedere un giardino pubblico nell’area ex Franchi, con tanto di impianti sportivi, al posto della centrale.
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