Permessi facili ai cinesi, pene ridotte in appello
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I nove imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla falsità in certificazioni e autorizzazioni, al favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi
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PISTOIA. Condanne ridotte in appello nel processo per i permessi facili ai cinesi clandestini. Uno sconto di pena per tutti gli imputati, che consentirà al consigliere comunale Pietro Mazzotta di evitare il carcere una volta che la sentenza sarà passata in giudicato, così come all'ex volontario dell'Inas-Cisl Roberto Pastorelli, assolto dall'accusa di associazione per delinquere: in primo grado erano stati condannati, rispettivamente, a 5 e a 4 anni di reclusione.
I nove imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla falsità in certificazioni e autorizzazioni, al favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. Secondo la procura, l'associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all'imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli. Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a "cliente".
I nove imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla falsità in certificazioni e autorizzazioni, al favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. Secondo la procura, l'associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all'imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli. Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a "cliente".
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