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Pistoia

Minoranza infuriata per la decisione sugli alberghi-casa

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L’hotel Cristallo prima della demolizione

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ABETONE. «Lo strumento sbagliato nel momento sbagliato, prova di una visione miope nella politica di sviluppo del paese». È il severo giudizio che Giuseppe Montagna (gruppo consiliare "Insieme per l'Abetone") esprime sulle due varianti urbanistiche approvate con voti della maggioranza per dare la possibilità agli alberghi di trasformare fino al 22% della loro superficie utile lorda ad abitazione e casa vacanza, vendibile o affittabile. Il tutto allo scopo dichiarato di «riqualificare l'offerta alberghiera di Abetone» Montagna risponde con una rimbeccata che smonta punto per punto il progetto esposto da Danti e Risaliti. «Oltre ad essere contrario alle varianti, ci sono tante cose che non mi tornano - esordisce Montagna - anzitutto le dichiarazioni di Danti che ritiene di aver così attuato parte del programma elettorale».  Ma in cosa consisterebbe la contraddizione? «Il programma di mandato - spiega Montagna anche in un lungo post su Facebook - parlava di costruire nuovi alberghi aumentando i posti letto ad Abetone. Di fatto, con queste delibere, si va nella direzione opposta poiché si propone di trasformare gli esistenti in appartamenti. È vero invece che si differenzia dalla gestione urbanistica della mia amministrazione (precedente a questa) che ha fatto costruire un albergo dopo 50 anni». Un provvedimento, insomma, «assurdo poiché, prima di pensare al consumo di territorio, bisognerebbe pensare che si sta consumando una tradizione ricettiva consolidata ad Abetone».  Le due varianti non risponderebbero, infatti, ad esigenze manifestate dagli albergatori abetonesi (che gestiscono la maggioranza delle strutture) ma sarebbero «provvedimenti generali adottati a favore di soggetti esterni che speculano». Il riferimento è agli hotel Granduca e Cristallo, il primo chiuso per fallimento del gestore pistoiese, l'altro in mano a due pratesi. Questa affermazione è in parte confermata da un'indagine svolta fra alcuni albergatori abetonesi che, tranne un caso, erano all'oscuro della delibera consiliare.  «Sarebbe stato meglio prendere un provvedimento ad hoc per chi ha avanzato la richiesta, ma questa è roba da vandali e vichinghi». Montagna attribuisce l'infondatezza delle varianti a due ragioni principali. «Anzitutto la tempistica: il mercato è fermo e ci sono già appartamenti invenduti. Come si pensa di poterne vendere altri? Gli albergatori non ne usufruiranno. Veri incentivi potrebbero derivare dall'istituzione di un ufficio finanziamenti o sgravi fiscali agli alberghi (come il 50% in meno su acqua e spazzatura) che un comune in attivo come Abetone potrebbe tranquillamente sopportare».  Altri problemi sollevati: la destinazione "mista" che andrebbe ad assumere il suolo e l'opportunità di istituire una volumetria massima trasformabile che, se impedisce l'eccessivo calo di posti letto, potrebbe far sorgere conflitti nel caso di ipotetica richiesta massima (22%) da parte di tutti gli albergatori (circa 200 posti letto su 800 totali).

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