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Cassa integrazione in ritardo e lunica commessa non consente di sperare nellampliamento dellorganico
«Da agosto non vediamo un euro»
Marta Quilici
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Una protesta dei dipendenti Call&Call Rabbia e angoscia tra i dipendenti Call&Cal non ancora riassunti
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PISTOIA. Da agosto senza ricevere un euro. Gli unici soldi visti sono gli acconti della tredicesima del 2010. Le rate della cassa integrazione sono ferme da due mesi e mezzo e non arriveranno prima di dicembre. La "lotta perfetta" di due anni fa è finita, il nuovo imprenditore ha acquistato l'azienda, ma il lavoro non decolla. Il numero verde del servizio clienti Enel rimane l'unica commessa del call center di Sant'Agostino Call&Call. Una commessa che non può dare lavoro alle oltre 400 persone rimaste dalla chiusura dell'ex Answer. Call&Call ha acquistato il call center i primi di ottobre; il 17 circa 200 lavoratori sono stati richiamati a lavorare. Una seconda tranche di assunzioni, una trentina di persone, c'è stata il primo novembre. Tutti gli altri sono ancora a casa. Prima dell'acquisto, Call&Call ha gestito l'attività per circa un anno in affitto di ramo di azienda. Tra l'affitto e l'acquisto i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione per circa un mese. «La rata però non l'abbiamo mai ricevuta - spiega Fabio Mocera, dipendente Call&Call -. Io e mia moglie lavoravamo entrambi all'ex Answers. Io sono stato chiamato nella seconda tranche di assunzioni. Mia moglie è in maternità e non è stata riassunta: abbiamo avuto il nostro primo figlio appena un mese e mezzo fa. Abbiamo appreso solo ieri che la cassa integrazione, che doveva arrivare il 20 novembre, non arriverà. Chiediamo almeno che Call&Call ci paghi subito la tredicesima del 2010 che ci spetta e che invece ci sta pagando a rate. Abbiamo affitto e bollette da pagare e da dare da mangiare a nostro figlio. A volte penso che potevamo aspettare a mettere su famiglia. Ma abbiamo trent'anni e abbiamo già aspettato tanto, per i due anni passati tra cassa integrazione e lotte sindacali». Roberta Marongiu, lavoratrice ex Answers in attesa di essere assunta da Call&Call, affida la sua rabbia a una lettera: «Come facciamo - scrive - a far fronte alle scadenze e a mangiare? È vergognoso elemosinare, tutte le volte, quello che ci spetta di diritto. La cosa peggiore è che le colpe non se le prende nessuno: tutti se ne fregano». Tra i dipendenti sta girando anche una lettera diretta al patron di Call&Call, Umberto Costamagna: «La tredicesima - si legge -, almeno a chi è fuori, doveva essere erogata per intero, in modo da poter tirare avanti fino a dicembre». C'è anche chi, dalla chiusura dell'Answers di due anni fa, non è mai rientrata a lavoro: «io ho due figli e sono da sola - racconta Sabrina Puddu -. Mi sono ritrovata anche ad andare alla Caritas a mangiare». Irene Marabos, rsu Cgil spiega che «l'Inps aveva garantito che i pagamenti della cig sarebbero partiti il 20 di ogni mese, ma mercoledì abbiamo fatto una verifica e abbiamo capito che non arriveranno prima di dicembre. Il 23 abbiamo un incontro con l'azienda a cui chiederemo di pagare tutta la tredicesima in un'unica tranche. Intanto abbiamo sollecitato l'Inps ad affrettare i tempi. Il vero problema, però, è la mancanza di lavoro: con la sola commessa Enel non c'è lavoro per tutti i 410 lavoratori».
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