Il Tirreno

Pistoia

Si aspetta il piano faunistico

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 PISTOIA. La gravità della situazione a livello regionale l'hanno evidenziata gli esponenti della Cia. Marco Failoni, responsabile della gestione del territorio, ha portato come esempio la crescita del capriolo che nel 2000 era presente in Toscana con 91.000 capi, saliti nel 2010 a 153.000, nonostante i 22.000 prelievi effettuati. Il presidente toscano, Giordano Pascucci, ha riferito che è in discussione il nuovo piano faunistico regionale ed ha anticipato le proposte della sua organizzazione. «Bisogna gestire - ha detto - in modo diverso gli ungulati perché crescono in modo esponenziale. Non debbono stare nel territorio agricolo e silvo/pastorale. Gli strumenti messi in atto fino ad oggi non hanno dato i risultati attesi. Oggi si afferma che la densità sostenibile è del 2,5% del territorio; per noi questa densità va definita in ogni provincia nelle zone vocate: nelle aree dove ci sono colture agricole e forestali gli ungulati non ci debbono stare. Bisogna nelle zone protette riportare a densità sostenibile cervi, daini e caprioli e procedere agli abbattimenti necessari a riportare a livelli sostenibili questa densità. Non si deve poi in Toscana abbassare la guardia sul cinghiale».  Pascucci ha quindi affrontato la questione dei danni e dei risarcimenti: «Oggi vi sono 7 milioni e mezzo di euro e 5 milioni e mezzo sono destinati alla gestione degli strumenti: 3 milioni per alimentare gli ungulati, il resto per i risarcimenti e per le colture a perdere per alimentare i selvatici». E.F.

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