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Aumentano i fondi sfitti nel centro storico
Tiziana Gori
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Fondi commerciali sfitti nel cuore del centro storico Le associazioni di categoria: «Fitti insostenibili e manca una politica di rilancio»
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PISTOIA. Tante saracinesche abbassate. Fondi sfitti che restano desolatamente vuoti in attesa di restituire vitalità a un centro storico sempre meno pistoiese, parzialmente catturato negli anni dai grandi marchi. Gli unici, affermano dalle due associazioni di categoria dei commercianti, Confcommercio e Confesercenti, a potersi permettere gli affitti del centro. I negozi storici faticano a restare aperti. Negli ultimi mesi hanno chiuso il Caffè du Globe e il bar Valiani, in via Cavour. «I ragazzi del Globo - dice Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio - hanno fatto salti mortali per cercare di non chiudere. Ma è difficile con un affitto di 6mila euro al mese da pagare». «Il problema del centro storico pistoiese - sostiene Riccardo Bruzzani, direttore della Confesercenti - è che gran parte dei fondi sfitti sono in mano a poche persone. Pochi proprietari che hanno scarso interesse ad abbassare i prezzi delle locazioni per venire incontro alle esigenze dei commercianti. Di acquisto non ne parliamo. Chi compra più?». Per chi vuole tentare l'avventura il centro è sempre appetibile. In via degli Orafi ha aperto di recente un negozio di cosmetica, in via del Lastrone un caffè. «C'è chi prova, magari dopo aver perso il lavoro di una vita. Ma - commenta Bruzzani - un mestiere non s'improvvisa, e dopo un po' tanti chiudono». Più facile trovare un nuovo bar che non un negozio di abbigliamento, facciamo notare. «La crisi dei consumi ha colpito soprattutto l'abbigliamento. Al caffè non si rinuncia, ad una nuova maglia sì». «La Sala vive la notte, non il giorno - commenta Renzo Cipollari, norcino con un negozio in piazza, e dirigente provinciale Confcommercio - Negli ultimi anni sono fioriti pub e ristoranti alla moda frequentati da giovani, mentre i negozi tradizionali hanno sofferto la crisi, l'assenza di servizi adeguati e la contrazione dei consumi». Confesercenti ha pronto un documento di rilancio per il commercio in città da presentare ai candidati sindaci. «Chiederemo un impegno preciso in tal senso al futuro sindaco». Tra i punti cardine del piano il mantenimento delle funzioni pubbliche in centro. O meglio, anche in centro. «Con il nuovo ospedale a Pistoia sud, questura, prefettura e biblioteca nell'area ex Breda, il centro rischia un depauperamento di risorse inarginabile. Non ha favorito il commercio neanche il trasferimento di alcuni servizi importanti, come l'Agenzia delle Entrate, da via Cino alla zona industriale di Sant'Agostino». «Il cuore della città, anche quello economico - conferma Tempestini -, sembra essere destinato ad allontanarsi dal centro». Quando la ripresa sembra tutt'altro che alle porte. «Anche i commercianti di via Cavour sono in difficoltà - dice Tempestini - Alcuni segnalano grossi disagi. E pensare che via Cavour è per Pistoia quello che via Calzaioli rappresenta per Firenze: "la" via della città». Tempestini non vede veloci tempi di rinascita. «Il freno ai consumi riduce la competitività delle aziende commerciali. Andando un po' più in profondità nell'analisi dobbiamo però anche riconoscere che il centro storico è diventato terreno di colonizzazione dei brand, che hanno acquisito fondi, anche in franchising, a canoni di locazione molto alti». Canoni che non accennano a diminuire, anzi. «Come associazione - afferma Tempestini - mettiamo in evidenza non da ora la necessità di un rilancio turistico e commerciale della città. Sembra non esserci un cambio di rotta, e le aziende mollano la presa». Un attacco al Comune? No, specifica, «una sollecitazione».
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