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Calano i lavoratori al nero ma aumentano i precari

Calano i lavoratori al nero ma aumentano i precari

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Sono 344 le aziende irregolari scoperte sul territorio della provincia nei primi nove mesi di quast'anno. 1499 sono i lavoratori irregolari individuati: di questi, ben 220 erano completamente al nero, cioé lavoravano senza alcun rapporto di lavoro né tutela assistenziale di alcun tipo.

15 sono stati gli extracomunitari scoperti senza permesso di soggiorno, quattro i minori trovati a lavorare. I dati, aggiornati al 30 settembre, sono della Direzione provinciale del lavoro, frutto dell'attività ispettiva disposta dal Ministero del lavoro e svolta sul territorio.

La percentuale di irregolarità è pari al 50,81%. In pratica, un'impresa su due tra quelle ispezionate (677 in tutto) ha presentato situazioni non in linea con la legge. Il dato è in calo rispetto all'anno scorso (418 aziende irregolari su 738 ispezioni: il 56% del totale). Anche i lavori trovati completamente in nero sono diminuiti: al 30 settembre 2010 erano 286.

Ma più che il "nero", a preccupare è il "grigio": quella fascia border-line difficilmente quantificabile fatta di contratti precari, lavoratori pagati con voucher, a chiamata, false partite Iva. Nella relazione della Direzione provinciale del Lavoro si legge che «al calo dei lavoratori completamente al nero sta contribuendo l'introduzione di strumenti di flessibilità del lavoro come voucher, lavoro a chiamata ecc.».

La Cgil, però, mette in guardia su queste nuove forme di lavoro «magari formalmente regolari - spiega Daniele Gioffredi, Cgil - ma che comportano un peggioramento della qualità lavorativa e più difficilmente controllabile». 44 sono stati i provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale nei primi nove mesi del 2011: il 20% di questi non ha neppure provveduto a richiedere la revoca, optando per la cessazione dell'attività, piuttosto che per sua la regolarizzazione.

Segno anche questo, della crisi. L'edilizia si conferma tra i settori a rischio. «Alcune criticità - spiega Valeria Del Pizzo, Fillea Cgil - sono nei subappalti in cui possono essere applicate condizioni deteriori. Ci possono essere evasioni di contributi e delal cassa edile, può essere negata l'indennità di trasferta, ci possono essere gli "psedo-artigiani" che risultano autonomi, mentre lavorano di fatto alle dipendenze di un'altra azienda».

La catena degli appalti è il punto critico anche del vivaismo in cui, secondo Francesco Giacomelli, segretario Flai Cgil, le irregolarità più frequenti sono nelle piccole imprese. Nel manifatturiero è da sorvegliare la situazione degli operai in cassa integrazione che possono venir richiamati al lavoro nei picchi di produzione, rimanendo coperti dall'ammortizzatore: «questa è una sensazione - precisa Michele Gargini, Fltea - più che una certezza. C'è poi in città il caso di una nuova lavanderia che paga i suoi 25 addetti 900 euro al mese: meno, cioè, di quanto dichiara in busta paga».

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