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«Chiedo giustizia per i miei genitori chi ha visto parli»
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PISTOIA. «Mia madre è morta dopo mesi di agonia invocando giustizia. A chi ha visto qualcosa chiedo di parlare per onorare la sua ultima volontà». È visibilimente distrutta Elisabetta Sorbetti, la donna che da un anno sta cercando l'uomo al volante di un suv di colore nero, che in seguito ad una manovra azzardata sulla Fiorentina causò lo sbandamento dell'auto su cui viaggiavano i suoi due genitori. Un incidente apparentemente banale ma dalle conseguenze tragiche. «Era il 12 novembre 2010 - racconta la signora - I miei genitori stavano tornando alla loro casa di Bottegone quando una grossa vettura di colore nero proveniente da Quarrata, superando una fila di macchine, li abbagliò con i fari alti e invase la loro corsia, costringendo mio padre a uscire fuori strada per evitare lo scontro frontale». Il pirata proseguì senza fermarsi, mentre la macchina su cui viaggiavano Mario Sorbetti e Ginetta Ravagli, entrambi 79enni, andò a sbattere conto il muretto del Green House. «Vedendo l'auto da fuori poteva sembrare un incidente da niente - spiega Elisabetta - Ma in realtà le conseguenze furono tremende: la mamma riportò fratture multiple a costole, femore e omero, trauma cranico e gravi problemi all'intestino (la signora aveva già subito una stomia e portava il sacchetto ndr) che poco tempo dopo le provocarono un blocco intestinale per il quale fu operata d'urgenza; mio padre, invece, riportò fratture ad entrambi i femori in conseguenza delle quali non è più tornato a camminare, e poi un trauma cranico oltre a costole e tibia rotte». I due anziani furono ricoverati all'ospedale del Ceppo, poi vennero trasferiti in una clinica di Navacchio, vicino a dove Elisabetta abita. Le cure mediche e le attenzioni dei parenti (c'è anche il figlio Daniele a prendersi cura di loro) non sono sufficienti a porre fine al calvario. Il 20 febbraio, la signora Ginetta Ravagli muore, senza essere più uscita dall'ospedale e dopo numerose operazioni. Elisabetta e suo fratello, oltre al dolore della perdita hanno subito anche danni economici rilevanti: l'aziende vivaistica di Badia a Pacciana in cui padre e figlio lavoravano assieme ha chiuso, Elisabetta ha perso il lavoro e le spese mediche sostenute hanno consumato gran parte delle risorse della famiglia. «Non essendo rilevato in alcun referto - spiega Elisabetta - che l'incidente è stato causato da un altro automobilista, non abbiamo avuto accesso ai risarcimenti spettanti alle vittime della strada». Ora, però, a sostenere la signora nella sua battaglia per la verità spunta un testimone: «Dopo gli appelli fatti su giornali e tv locali - racconta - ho ricevuto numerose telefonate di persone che hanno assistito all'incidente, confermando la versione dei miei genitori. In particolare, c'è un testimone che era nella fila di macchine superate dal suv nero, probabilmente un Bmw, che ha visto come si sono svolti i fatti».
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