Il presidio
Un grande marchio dietro gli orientali
◗
L’operazione al San Giorgio«Era un sistema ben collaudato«, dice la Procura pratese
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. C'è un marchio di prima grandezza nel settore mobiliero che commercializza a prezzi anche molto alti divani e poltrone che vengono assemblati dai cinesi per 25 euro. Chi compra quei divani e quelle poltrone avrebbe il diritto di sapere dove effettivamente vengono prodotti, in quali condizioni, a quali prezzi, e soprattutto se dietro ai risibili costi di assemblaggio c'è una grande evasione fiscale, come accertato dalla guardia di finanza. Ma quel nome non si può scrivere. Lo ha deciso la Procura, per motivi che ci sfuggono. Non hanno nome nemmeno i quattro cinesi che sono stati denunciati dalla Finanza perché ritenuti evasori fiscali, né hanno nome le loro aziende, spesso effettivamente anonime, di cui abbiamo iniziato a occuparci già molto tempo fa, specialmente a Montemurlo. Si era capito che c'era qualcosa che non andava nell'improvviso proliferare di aziende orientali dedite all'assemblaggio di poltrone e divani. Poi le indagini hanno fatto il loro corso ed è emerso quello che si poteva intuire già all'inizio. Il modello usato da alcuni grandi marchi del settore del mobile, quelli che vediamo ogni sera nelle pubblicità in televisione, ricalca quello già sperimentato anni fa da alcune note aziende dell'abbigliamento, tra cui la compianta Sasch del sindaco Cenni: affidare il lavoro a un'azienda italiana che a sua volta lo dà in subappalto ai cinesi, rapidi, affidabili, per niente cari. Se poi i cinesi praticano tariffe stracciate sfruttando i clandestini o non pagando tasse e contributi, quelli sono problemi loro. E' lo stesso modello emerso qualche giorno fa in occasione del blitz della squadra interforze all'ex Lanificio San Giorgio di Santa Maria a Colonica. Una delle sei aziende cinesi chiuse per gravi irregolarità fiscali faceva borse per due aziende italiane di Scandicci e Malmantile, le quali a loro volta avevano preso l'ordine da Céline e Dolce & Gabbana, fornendo ai cinesi le dettagliate schede tecniche per rispettare gli standard di qualità (standard rispettati anche dai mobilieri cinesi low cost, secondo quanto accertato dalla Finanza). Le due griffe internazionali possono ben dire di non aver immaginato che dietro a quei prezzi fantastici (per loro) della lavorazione delle borse ci fosse l'evasione fiscale. Anche quello è un problema dei cinesi. Loro, le griffe, si limitano a fare il prezzo finale, che non è mai troppo basso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
