Il Tirreno

Pistoia

LA LETTERA

All'Atp non hanno il senso della dignità del lavoro

Monica Menchi
L’attrice Monica Menchi
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L’attrice Monica Menchi

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Riferisco di un episodio personale al solo scopo di esemplificare il concetto generale. Nei giorni scorsi ho ricevuto una telefonata da Monica dell'Atp (il Manzoni, per capirsi) che mi "proponeva" una lettura nel contesto di "Atto d'amore". Alla mia domanda se ci fosse un compenso mi sono sentita rispondere: «Ma certo che no!», proprio come se avessi chiesto se il sole spunta di sera.  Svolgo la professione di attrice e regista ormai da anni, ho i titoli per farlo (e spero che non ci sia più bisogno di dirlo!). Mi chiedo: la dignità del lavoro, la dignità della persona, la professionalità e il merito che senso hanno in questi amministratori? Sono gli stessi che si riempiono la bocca di questi vocaboli appena hanno un pubblico davanti, ma dietro le quinte, dimenticano i principi e anche il politically correct e ti ritengono un giullare che, siccome ama il suo lavoro, può farlo gratis. Né dissimulano le loro offensive convinzioni. Coloro che mi hanno cercato per farmi lavorare gratis avrebbero potuto avere il buon gusto di chiamarmi anche quando c'era da guadagnare qualche soldo, così sarebbe stato lecito chiedermi un favore che io non avrei rifiutato. Non sarebbe stata né la prima e nemmeno la seconda volta che facevo un "Atto d'amore" per la mia città. Informo anche, che ogni volta che metto in scena un saggio o uno spettacolo a Pistoia (due o tre volte l'anno al teatro Bolognini) pago all'Atp 950 euro più Iva e molto spesso non ricevo nemmeno i servizi necessari e garantiti dallo statuto. Adesso intendo fare un "Atto d'amore" verso me stessa e la mia professione.

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