Il Tirreno

Pistoia

L'Eretico che voleva fare il contadino

Marta Quilici
Stefano Marini acclamato dai suoi sostenitori dopo il varo della giunta “anomala” tra Pci e Dc. A destra Marini con Michele Ventura del Pci toscano
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Stefano Marini acclamato dai suoi sostenitori dopo il varo della giunta “anomala” tra Pci e Dc. A destra Marini con Michele Ventura del Pci toscano

Stefano Marini nel 1989 varò a Quarrata la giunta "anomala" tra Pci e Dc

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QUARRATA. «Io col Signore ho sempre litigato parecchio. Alla fine ho capito che aveva ragione lui». Tessera comunista e fede cattolica: dalla giunta dei ragazzi, alla storica alleanza tra comunisti e democristiani. Stefano Marini, ex sindaco di Quarrata, racconta della "scandalosa" alleanza tra Pc e Dc, contro i socialisti, che fece balzare la piccola Quarrata sulle pagine dei quotidiani nazionali. Militante nel partito comunista dall'età di 19 anni, Stefano Marini è stato sindaco del Comune di Quarrata dal 1989 al 2002.  I socialisti. La storica alleanza quarratina tra Pc e Dc del 1989 fu un caso nazionale, cosa nascose quella svolta. «Dopo anni di litigi e crisi di giunta, il Pc quarratino non voleva più stare con i socialisti - ricorda Marini -. Sia a livello nazionale che locale, però, i socialisti erano considerati un alleato, quindi difficilmente potevamo allontanarcene. Era il 1989 e io intuii che i socialisti si erano avvicinati alla Dc per un'alleanza contro di noi. Così ideai una sorta di piano: organizzammo una delegazione, io in testa, per incontrare il Psi quarratino. Appena arrivati, dissi che volevamo fare l'alleanza con loro. Dietro di me, ci fu il gelo: i miei compagni rimasero basiti. Nessuno voleva allearsi coi socialisti. Ma rimasero tutti in silenzio e si fidarono. In quel modo i socialisti furono costretti ad ammettere che si erano già messi d'accordo con la Dc. Vittoria. A quel punto avevamo le mani libere anche di fronte alle segreterie provinciali e regionali. Erano loro ad averci voltato le spalle ed era proprio quello che volevamo. Parallelamente feci un patto con Mauro Mari, della Democrazia Cristiana, per un'alleanza tra Dc e Pci: il sindaco l'avrebbe fatto chi prendeva più voti».  L'eretico. Alla fine andò così, ma non fu facile. I vertici del partito comunista non volevano. «A Pistoia - racconta l'ex sindaco - il Pci era imbestialito: perché mai si sarebbe potuto pensare di abbandonare il Psi per la Dc? In Italia solo a Palermo era successo, ma che accadesse in Toscana era uno scandalo. Ne scrisse il Corriere della Sera. Fu un subbuglio incredibile: assemblee provinciali incandescenti fino a mezzanotte e dopo; fino alle due, quelle di sezione a Quarrata. Alla fine si spuntò e fu rispettato il patto fatto col Mari: ci furono 12 consiglieri della Dc e 12 del Pc, ma io ottenni 300 voti in più e, quindi, feci il sindaco. Mari fu vicesindaco».  Ma l'Eretico aveva già colpito in precedenza, con la cosiddetta "giunta dei ragazzi" e anche quella volta "i vecchi" del Pci non erano d'accordo. «Nel 1988 - continua -, dopo l'ennesima crisi di giunta per i litigi tra socialisti, d'accordo con la segreteria regionale, con Vannino Chiti, e contro metà del Pci quarratino, fu deciso di fare una giunta di minoranza, monocolore. Io ero il sindaco. Aveva un'autonomia di spesa minima e quasi tutte le decisioni dovevano passare da un consiglio comunale in cui non c'era la maggioranza. Però avevamo dalla nostra parte la gente: se c'era da fare un intervento nelle frazioni, in consiglio comunale veniva tutto il paese. Se l'assemblea avesse provato a bocciare l'intervento, tutta la frazione si sarebbe ribellata. "Ma che vi mettete contro i ragazzi?", diceva la gente ai consiglieri di opposizione (in giunta in effetti eravamo tutti giovani, io avevo 33 anni). E così diventò "la giunta dei ragazzi". Poi ovviamente il bilancio non fu approvato e la giunta cadde».  L'ambulatorio. Squilla il telefono. È una signora; ha dei problemi e chiama per chiedere aiuto e per sfogarsi.  «A volte la gente mi cerca ancora. Il rapporto con le persone è bello. Quando ero sindaco avevo "l'ambulatorio": due giorni alla settimana la gente sapeva che mi trovava in Comune. C'era la fila come dal dottore. Mi ricordo l'alluvione del '91. Andai sugli argini, come tutti. Tappammo una falla e alla fine mi dissero anche che l'avevo chiusa male».  Ma ci sono stati anche episodi brutti. «L'ultimo mandato è stato difficile, ad esempio - ammette -. Poi ci fu l'episodio dell'agnello nero sgozzato che mi fecero trovare davanti al Comune. Ce ne sono stati diversi di momenti difficili».  La popolazione di Quarrata è in continua crescita e con i suoi sette figli, l'ex sindaco Marini ha di sicuro fatto la sua parte.  «Il sindaco ha rubato tanto tempo alla famiglia - ammette -. La mia figlia più grande si chiama Giulia e ha 30 anni, poi c'è Alberto che ne ha 27, Marco di 24, Marta e Maria di 19, Benedetta che ha la sindrome di Turner che ha 14 anni e, infine, Andrea di 10 anni. Con mia moglie ci siamo sposati 31 anni fa, prima in Comune e poi in chiesa».  Bibbia e Pci. Un binomio, quello tra politica e religione, sempre presente. «Nei momenti più difficili ho sempre aperto la Bibbia e lì ho trovato alcune risposte e a volte la carica per continuare ad andare avanti, anche nel mio impegno nel Pci. La mia famiglia era cattolica e democristiana. All'inizio frequentavo il circolo Acli di Vignole, poi però ci buttarono fuori e andammo alla Casa del popolo. Lì conobbi "Gip": era un uomo grosso, con due spalle larghe come una Jeep, appunto, e un cicatrice che gli attraversava metà viso. Iniziai a dare una mano al circolo e nel 1974 mi iscrissi al Partito comunista. La mia era una famiglia di preti, religiosi e democristiani doc e la tessera del Pci era una macchia indelebile. Mio padre riceveva forti pressioni dal suo partito. Probabilmente lo feci soffrire, ma le cose si capiscono sempre dopo. Feci il segretario di sezione a Olmi, ma non ero ben visto perché non ero ritenuto affidabile. Nel 1985 mi candidarono per il consiglio comunale su imposizione di "Gip". Presi tantissime preferenze e allora mi fecero fare subito l'assessore, anche se non gli piacevo. Ecco dov'era l'etica! È questa la differenza tra ora e allora. Adesso non conta quanto sei bravo o se hai idee nuove ed efficaci, ma conta di più quanto sei fedele. Tante volte ho avuto discussioni accesissime con i compagni di partito, ma almeno si discuteva».  Il contadino. Quando a Stefano Marini, adesso presidente della Spes (Società pistoiese edilizia sociale) si chiede che mestiere fa, spesso, con una buona dose di umorismo, risponde che fa il contadino.  «Mi piacerebbe farlo - conferma -. Quando posso vado nel campo. La terra mi appassiona tanto. Il babbo era contadino e io sono cresciuto a Barba, in questa casa: al posto del salotto quando ero piccolo c'erano i maiali e in fondo, le stalle coi vitelli e i conigli. Sono nato il 29 luglio 1955. La mamma ebbe una gravidanza difficile: ho sempre rotto le scatole, anche prima di nascere. A 4 anni andavo già col barroccio e avevo già fatto il mio primo incidente, finendo con una ruota nel fossato. Poi le cose cambiarono perché mio padre, per generosità, perse tutto e iniziò a fare il garzone. La mamma stirava. Alle medie i libri me li passava il cugino della mamma che era preside. Alle superiori volevo fare zootecnìa, ma era a Parma e chi veniva da fuori l'Emilia doveva pagare. Così all'inizio provai all'Agraria, poi per accontentare la mamma alle Magistrali e infine all'Istituto d'arte. Nel frattempo lavoravo: nel 1972 iniziai a proiettare i film al circolo di Catena. Poi, una volta diplomato, ho fatto mille mestieri, spinto dalla curiosità: ho gestito un ristorante, un campeggio, ho fatto lavori stagionali e la guida turistica sia a Pistoia che a giro per la Toscana. Poi ho fatto l'insegnante di sostegno ai ragazzi con handicap nelle scuole. Ancora, quando mi vedono, mi salutano "Buongiorno prof". Figuriamoci, professore io...».

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