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«Paolo ha ricevuto la chiamata qui»
Beatrice Faragli
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Una bella immagine di Lorenzo sorridente Il ricordo dei gestori del circolo: «Un ragazzo sensibilissimo»
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QUARRATA. «Sembra ancora di averlo davanti agli occhi. Ci corre incontro e ci butta le braccia al collo. Ci stringe. Ci bacia». Per anni l'hanno visto affacciarsi - colmo d'amore e d'affetto - alla porta del circolo di Vignole. «Anche se Lorenzo non c'è più - dicono adesso, commossi, Andrea e Gabriella, gestori del bar vicino alla parrocchia - è come se tutti lo stessimo comunque aspettando». «Pare quasi - proseguono - che da un momento all'altro debba far capolino all'ingresso». Quando Paolo Manetti, il papà di Lorenzo, residente a due passi dalla chiesa di Vignole, ha saputo del figlio, era appena uscito dal circolo. «Aveva mangiato qualcosa qui - racconta Andrea -. E' bastato qualche minuto, poco dopo l'una, per cambiare tutto». Lorenzo, 14 anni appena, è morto martedì mattina per un infarto cardiaco. Lo ha trovato la madre al ritorno dal lavoro. Il ragazzo era riverso sul letto, ormai privo di vita. «Quando Paolo ha ricevuto la chiamata - continua il titolare del circolo - ci ha subito telefonato. «Lorenzino muore, Lorenzino muore» diceva. Io sono andato immediatamente a casa di Maria Elena (la madre, ndr). C'erano già i soccorritori. Stavano provando a rianimarlo». «Abbiamo pensato a un incidente - spiega Gabriella -. Ancora non possiamo credere che sia stato un attacco di cuore a portarcelo via. Era un ragazzo di una sensibilità straordinaria. Quando facevamo qualche cena portava personalmente un piatto di pasta ad Andrea: voleva assicurarsi che non restasse senza mangiare». A maggio Lorenzo aveva ricevuto la cresima. Era diventato, finalmente, un aiuto animatore dell'oratorio. «Stava sempre con noi grandi - racconta Alice Rinchi, amica e confidente del ragazzo -. Era vivace, scherzoso, giocherellone. Si portava dietro un bagaglio di vitalità. L'ho visto per l'ultima volta 3 giorni fa. Mi ha dato un mega abbraccio, come aveva già fatte tante altre volte prima di allora. Mi chiamava "la sorellona". Faceva un sacco di cose per farsi accettare dal nostro gruppo di amici ma non aveva ancora capito che tutti noi non solo lo avevamo accettato ma lo amavamo profondamente». A Lorenzo nessuno doveva chiedere niente. Era lui a farsi in quattro per gli altri. Per Andrea e Gabriella, per gli amici della parrocchia, per i bambini, per gli amati animali, per la famiglia. «Una sera di luglio, all'una di notte - ricorda Alice con la voce spezzata dal pianto - Lorenzo apparecchiò fuori e ci fece trovare un vassoio pieno di spaghetti al pomodoro. Capitava spesso di stare a chiaccherare fino a tardi. Molte volte ci prendeva fame e andavamo a comprare un panino o un pezzo di pizza. Lui lo sapeva. Senza dire niente fece buttare in pentola dal suo babbo otto porzioni di pasta e ci chiamò a mangiare. Era una di quelle persone che arrivano e ti sconvolgono. Uno che se c'era si sentiva». Dagli amici, martedì, è arrivata una maglia per Lorenzo con la scritta "I love Vignole" e le firme di tutti i giovani della compagnia.
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