Risarcimento a metà paziente fa causa al Ministero
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di Tiziana Gori Affetto da una grave patologia del sangue, ha contratto una malattia in seguito alla somministrazione di alcuni farmaci. Il Ministero gli ha riconosciuto il diritto a un indennizzo e alla rivalutazione secondo il tasso di inflazione, ma solo di una parte di questo.
Un pistoiese di 41 anni ha fatto causa al Ministero della salute e il Tribunale di Pistoia ha riconosciuto come "non manifestamente infondata" la questione posta dal suo legale, l'avvocato Scartabelli. Adesso, l'attesa è per il pronunciamento della Corte Costituzionale.
Il caso del 41enne pistoiese non è certo l'unico a livello italiano. Sono migliaia - si calcola circa 7000 - i pazienti affetti da patologie del sangue, soprattutto emofiliaci - che hanno contratto altre patologie dall'uso di farmaci prescritti per la patologia primaria e che chiedono un risarcimento danni al Ministero della Salute.
«Al mio cliente - spiega l'avvocato Chiara Scartabelli - è stato riconosciuto un indennizzo annuo dopo l'accertamento del nesso causale tra la somministrazione, alla fine degli anni80, di emoderivati, e la comparsa di epatite di tipo B e C.
Nella tabella, composta di 8 categorie, in cui il Ministero suddivide i casi in base alla gravità, lui è stato ricompreso in terza categoria. Ha diritto ad un vitalizio annuo di circa 7000 euro, composto di un assegno bimestrale e un'indennità integrativa, riconosciuta dalla legge 210/92.
L'assegno viene rivalutato secondo il tasso di inflazione, l'integrazione non lo è mai stata». Non solo per il paziente pistoiese. Il Ministero da sempre preferisce non riconoscere il diritto alla rivalutazione dell'integrazione e nel 2010, con la legge 122 (all'art 11, commi 13 e 14) il governo ha definito "l'interpretazione autentica" della legge 210/92, stabilendo che i pazienti non hanno diritto alla rivalutazione.
«Questo - spiega Scartabelli - anche in contrasto con due sentenze della Cassazione del 2005 e del 2007 che invece stabilivano il contrario». Lo studio Scartabelli ha fatto causa al Ministero nell'aprile del 2010.
Il Tribunale di Pistoia, nel dicembre scorso, ha sollevato un rilievo di costituzionalità della legge 122, riconoscendo "la non manifesta infondatezza della questione posta" dai legali del 41enne, costretto da oltre 20 anni a convivere anche con una nuova patologia, nella loro richiesta di giustizia nei confronti del Ministero della Salute.
La palla, o meglio la decisione, adesso passa alla Corte Costituzionale, nell'udienza fissata per il 4 ottobre. Nel caso del paziente pistoiese l'indennità non rivalutata darebbe diritto ad un risarcimento di circa 30mila euro.
Un pistoiese di 41 anni ha fatto causa al Ministero della salute e il Tribunale di Pistoia ha riconosciuto come "non manifestamente infondata" la questione posta dal suo legale, l'avvocato Scartabelli. Adesso, l'attesa è per il pronunciamento della Corte Costituzionale.
Il caso del 41enne pistoiese non è certo l'unico a livello italiano. Sono migliaia - si calcola circa 7000 - i pazienti affetti da patologie del sangue, soprattutto emofiliaci - che hanno contratto altre patologie dall'uso di farmaci prescritti per la patologia primaria e che chiedono un risarcimento danni al Ministero della Salute.
«Al mio cliente - spiega l'avvocato Chiara Scartabelli - è stato riconosciuto un indennizzo annuo dopo l'accertamento del nesso causale tra la somministrazione, alla fine degli anni80, di emoderivati, e la comparsa di epatite di tipo B e C.
Nella tabella, composta di 8 categorie, in cui il Ministero suddivide i casi in base alla gravità, lui è stato ricompreso in terza categoria. Ha diritto ad un vitalizio annuo di circa 7000 euro, composto di un assegno bimestrale e un'indennità integrativa, riconosciuta dalla legge 210/92.
L'assegno viene rivalutato secondo il tasso di inflazione, l'integrazione non lo è mai stata». Non solo per il paziente pistoiese. Il Ministero da sempre preferisce non riconoscere il diritto alla rivalutazione dell'integrazione e nel 2010, con la legge 122 (all'art 11, commi 13 e 14) il governo ha definito "l'interpretazione autentica" della legge 210/92, stabilendo che i pazienti non hanno diritto alla rivalutazione.
«Questo - spiega Scartabelli - anche in contrasto con due sentenze della Cassazione del 2005 e del 2007 che invece stabilivano il contrario». Lo studio Scartabelli ha fatto causa al Ministero nell'aprile del 2010.
Il Tribunale di Pistoia, nel dicembre scorso, ha sollevato un rilievo di costituzionalità della legge 122, riconoscendo "la non manifesta infondatezza della questione posta" dai legali del 41enne, costretto da oltre 20 anni a convivere anche con una nuova patologia, nella loro richiesta di giustizia nei confronti del Ministero della Salute.
La palla, o meglio la decisione, adesso passa alla Corte Costituzionale, nell'udienza fissata per il 4 ottobre. Nel caso del paziente pistoiese l'indennità non rivalutata darebbe diritto ad un risarcimento di circa 30mila euro.
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