Il presidio
Domani linaugurazione del monumento funebre
Jorio Vivarelli per sempre nella sua amata Fognano
Massimo Vitulano
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MONTALE. Verrà inaugurato domani, nel cimitero di Fognano, il monumento funebre a Jorio Vivarelli. Un'opera che lo stesso artista aveva disegnato per dare un tocco inconfondibile al sepolcro che lo avrebbe accolto dopo la morte. La cerimonia inizierà alle 10 con i saluti del sindaco David Scatragli e si concluderà con l'intervento di Ugo Poli, presidente della Fondazione Vivarelli. Lo scultore potrà finalmente avere una degna dimora a fianco della moglie, a pochi passi dalla casa natale di via Sestini 1. Un personaggio di fama internazionale, le cui opere sono sparse un po' in tutto il mondo. Sull' artista che era si sono scritti fiumi di inchiostro. Esiste però uno Jorio Vivarelli noto solo ai suoi paesani, che vedevano arrivare quell'uomo distinto dalla barba bianca sull'auto guidata dall'autista. Scendeva nella piazza del paese e andava a far visita alla sorella Wanda e al nipote Mario. L'artista non aveva figli, per questo si affezionò a quell'unico nipote come a poche altre persone in vita sua. «Sono stato suo allievo all'Istituto d'arte di Pistoia - racconta il nipote Mario - Con me era più severo rispetto agli altri studenti, perchè cercava di stimolarmi continuamente». Jorio pretendeva molto dal giovane Mario, ma non mancò di offrire al nipote le occasioni per dimostrare quanto valesse. «Finiti gli studi - continua - mi portò a lavorare nella sua fonderia. Qui lo aiutai nella creazione di alcune sue opere. Molti anni più tardi realizzammo insieme delle medaglie per ricordare il rione di Fognano». Non solo alle persone si era legato, ma anche ai luoghi che l'avevano visto bambino spensierato. Jorio continuava a portare nel cuore il suo paesino. Nel 1985 fu inaugurato "Il Sacrificio", un monumento in marmo donato dallo scultore agli abitanti. Negli anni il parco monumentale subì un terribile degrado, al punto che la stessa opera d'arte fu ricoperta da scritte e segni osceni. La Pro loco e alcuni volontari hanno restituito il luogo al suo antico splendore. «Per ringraziarli del lavoro fatto - spiega Mario - mio zio aveva pensato di creare una nuova scultura da donare al paese, ma la malattia non glielo permise».
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