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I RICORDI
«Non si tirava mai indietro neanche per lavare i piatti»
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Dal 1992 Don Baldi diceva messa nella chiesa di Santa Maria Assunta 2 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Don Mauro era sempre il primo della fila. Era lui ad aprire le lunghe camminate sulle Dolomiti al fianco dei giovani quarratini. Decine di ragazzi si sono innamorati della montagna attraverso gli occhi del parroco di Santa Maria Assunta. Li portava in cima a quelle vette e, da lassù, diceva messa. L'ha fatto per più di dieci anni senza mai arrendersi. Stava in testa al corteo e spronava tutti da mattina a sera. Anche quando un problema al piede, nel 2003, l'ha costretto a star lontano da quei sentieri, Don Mauro non si è arreso. Ha mandato avanti i giovani guardandoli dal basso. «Salimmo sul monte Cristallo - ricorda Barbara Vannelli, anche lei contagiata dall'amore per la montagna grazie al parroco - Quel giorno ci chiamò almeno 7 volte. Alla fine gli dissi: io chiudo la fila quindi quando arriverò in cima sarò io a chiamarti perchè vorrà dire che saremo arrivati tutti. Ma lui richiamò ancora. "Che fate? Cosa vedete?" mi chiedeva. Conosceva bene quei monti, per cui era come se riuscisse a vederli attraverso le nostre parole». Don Mauro non era solo un organizzatore instancabile. Era soprattutto un protagonista sempre presente. «Le gite a Mirabilandia - racconta Annarita Naselli, altra giovane cresciuta all'oratorio di Santa Maria Assunta - sono una prova del suo impegno: in prima persona e senza alcun mediatore. C'era anche lui sulle giostre con noi. Una volta, e questa è un'immagine che non dimenticherò mai, mi ricordo che era salito su una di queste attrazioni del parco e gli volò il cappellino. Al Centro anziani faceva lo stesso. Se c'erano da lavare i piatti non si tirava indietro». «Non siamo stati messi al mondo per transitare e basta, senza lasciare niente ci ripeteva» spiega la Vannelli. «Lui di cose ne ha lasciate parecchie. Se il suo primo amore era la montagna, il secondo erano le ristrutturazioni. Ha ristrutturato la chiesa, l'organo, la scuola. Don Mauro è stato un parroco che ha vissuto per il fare. Viveva la fede immerso nella realtà. Mi ricordo che sulle Dolomiti non dormiva mai la notte per controllare i ragazzi. Aveva questo attaccamento alle regole, questa corazza formale, perchè sentiva la piena responsabilità del suo ruolo da educatore. Diceva che i genitori gli affidavano i propri figli e lui doveva vegliare al meglio su di loro. Sorrideva con moltissimo affetto quando parlava dei giovani». B.F.
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