Breda in vendita: via Ciliegiole come Savigliano?
Marta Quilici
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Linterno dello stabilimento di Savigliano della Alstom 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. La produzione industriale è diminuita, ma si è rafforzata la progettazione. La capacità di istituzioni locali e sindacati di incidere sui piani industriali si è praticamente azzerata, e a settembre sono in arrivo numerosi esuberi. Lo stabilimento Fiat Ferroviaria di Savigliano (in provincia di Cuneo), nel 2000, è stato venduto alla multinazionale francese Alstom. È successo, cioè, quello che dovrebbe accadere a Pistoia dopo che l'ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi ha annunciato la volontà di vendere AnsaldoBreda. Al momento della vendita, Savigliano contava oltre mille lavoratori e produceva il famoso treno Pendolino, utilizzato dalle ferrovie italiane per i collegamenti veloci, ma esportato anche all'estero. Adesso Alstom ha in Italia 2.600 dipendenti, suddivisi in 8 stabilimenti, ma il suo ultimo piano di riorganizzazione aziendale prevede 280 esuberi e la chiusura di due stabilimenti: Verona (62 lavoratori) e Colleferro-Roma (145). A Savigliano toccherebbero 55 licenziamenti. A spiegare che cosa è cambiato in questi 10 anni è Alfio Arcidiacono, segretario provinciale Fiom di Cuneo. «Le conseguenze sono state essenzialemnte due - spiega Arcidiacono - C'è stato un indebolimento consistente della produziolne industriale. La produzione dei carrelli è stata quasi del tutto smantellata e le fasi di costruzione meccanica sono state portate in Francia. Questo è accaduto a causa di una riorganizzazione complessiva del gruppo, che prevedeva l'eliminazione degli stabilimenti e delle lavorazioni "doppione". Dall'altra parte, c'è stato un decisivo rafforzamento commerciale: se a Savigliano si è continuato a lavorare è grazie alle commesse che una grande multinazionale come Alstom è riuscita a conquistare». A Pistoia, la paura è che, con la vendita a una multinazionale straniera, AnsaldoBreda venga decapitata della sua parte di progettazione. «Anche a Savignano si diceva così - continua Arcidiacono - In realtà è accaduto l'opposto: se prima c'erano 700 operai e 400 impiegati, adesso ci sono 700 impiegati e 400 operai. A Savigliano, storicamente, si faceva il Pendolino, e così è ancora. Il problema, semmai, è che è stata ridotta la produzione, eliminando il reparto della meccanica». Di sicuro però i rapporti istituzionali e sindacali con l'azienda hanno risentito dell'allontanamento della casa madre. «In Italia non si decide più nulla - afferma Arcidiacono - L'azienda si rapporta alle parti sociali attraverso un comitato aziendale europeo, a cui partecipano le delegazioni dei sindacati dei vari paesi. Gli spazi di trattativa per modificare le decisioni e i piani industriali sono praticamente nulli. Non si parla neppure più di strategia industriale italiana e le prospettive cambiano da un anno all'altro». E sulla possibile vendita di Breda? «Ne penso tutto il male possibile - commenta - E' stato un vero peccato non essere riusciti a unire le forze, dieci anni fa, tra ex Fiat Ferroviaria e Breda per creare una grande azienda ferroviaria italiana. Vendere AnsaldoBreda adesso significa rinunciare per sempre a un polo ferroviario italiano».
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