Il Tirreno

Pistoia

«Caro Orsi, non ci stiamo alla vendita»

Nicola Riva segretario provinciale della Fiom Cgil
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Nicola Riva segretario provinciale della Fiom Cgil

La Fiom Cgil scrive all'ad di Finmeccanica

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 PISTOIA. "Il silenzio non calerà su Ansaldobreda" è il titolo della lettera aperta all'amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi inviata dal segretario provinciale della Fiom Cgil Nicola Riva e dalla segreteria del sindacato.  «Caro amministratore - si legge - nel torpore della calura estiva anche le notizie peggiori rischiano di passare ai più inosservate. Tra queste le sue Orsi, che con una certa non chalance ha dichiarato al Sole 24 Ore che Finmeccanica entro l'anno venderà Ansaldobreda, perché non è core business e perché lei, non ha di fatto più intenzione di rendere efficiente dal punto di vista industriale il gruppo nazionale del settore ferroviario».  Riva ricorda che «questa azienda negli ultimi 10 anni ha continuato a lavorare e a produrre con mezzi e strumenti del tutto inadeguati: a Pistoia per esempio dove si realizzano i treni pendolari in lega leggera e i nuovi treni ad alta velocità, non vengono fatti investimenti produttivi da circa 30 anni, se si eccettuano una piegatrice per lamiere in acciaio da 5 mm in su, un tornio cinese da rottamare e un pantografo (buono per il marmista)».  Nel frattempo i piani di riorganizzazione si sono succeduti, da ultimo anche la cassa integrazione. «Ci piacerebbe, e abbia pazienza se lo dico in modo molto diretto, una volta almeno riuscire a misurare gli sforzi e i sacrifici compiuti alla fine del processo e non come sempre ci è accaduto dover ricambiare modello, organizzazione, amministratori e ora anche proprietà in corso d'opera. Questa è la condizione attuale: quale efficienza quindi si va cercando in una azienda che è stata lasciata per troppo tempo a se stessa? Senza una seria politica di investimenti? Con un gruppo dirigente spesso non all'altezza della situazione, talvolta più interessato agli interessi propri che non a quelli del gruppo?».  La riorganizzazione è in atto da due anni, ricorda Riva, ma la crisi risale a molti anni prima. «Per questa situazione ci sono precise responsabilta' soprattutto dell'azionista; Finmeccanica 1, poi 2, poi la bad company, ora l'ipotesi di svendita. In queste condizioni di permanente incertezza avete fatto lavorare in Ansaldobreda, dagli operai agli impiegati ai "dirigenti". Forse servirà a poco questa lettera, perché insieme ai suoi colleghi avete già da tempo deciso i destini di alcune migliaia di famiglie oltre che del solo costruttore nazionale del settore ferroviario che ha portato a casa la gara dell'alta velocità. Quella gara oggi è la sfida che ci attende per garantire un futuro a Ansaldobreda, ci piacerebbe che anziché buttare l'acqua e il bambino, che si tenesse quel bambino che con pazienza può crescere e molto, se con decisione si interverrà sui reali fattori di criticità aziendale che negli ultimi 10 anni non sono mai stati rimossi, spesso figli di interessi della più varia natura. Questo nonostante le numerose riduzioni di personale e la riorganizzazione in corso».  La lettera conferma che la fabbrica e la città sono pronte alla sfida. Ma se rimane l'ipotesi della vendita «con il supporto della città, delle istituzioni e di tutti coloro che hanno a cuore la nostra fabbrica faremo tutto quanto possibile per impedire i suoi annunciati propositi, che forse potranno rendere un interesse a breve ai suoi azionisti, ma che rischiano di rendere se attuati, piu' poveri il Paese e la stessa Finmeccanica».

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