Il Tirreno

Pistoia

Provincia. Presidente e capigruppo respingono le accuse di sprechi e costi eccessivi

«Disposti a ridurre a 6 il numero degli assessori»

Luca Giuntini
Federica Fratoni
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Federica Fratoni

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 PISTOIA. Se gli sprechi ci sono andateli a cercare al di fuori di Palazzo Balì. Il messaggio lanciato dal presidente della Provincia Federica Fratoni, insieme ai tre capigruppo di Pd, Idv e Rifondazione comunista in consiglio provinciale, è netto. Ferma restando la possibilità di ridurre ulteriormente l'indennità di presidente, assessori e consiglieri, il costo della politica dei rappresentanti provinciali è al momento più che adeguato.  «Il sistema politico provinciale và ridimensionato, ma non accetto demagogia o superficialità quando si parla del costo della nostra Provincia - afferma il presidente Federica Fratoni - Personalmente percepisco un'indennità di 6.300 euro lordi al mese, che al netto diventano circa 2.500-2.800 euro. Mi sembra uno stipendio adeguato a un impegno 365 giorni all'anno, 24 ore su 24, e tenuto conto delle responsabilità».  Dello stesso avviso, Rita Monari, capogruppo Rifondazione comunista, Simone Malucchi, capogruppo Idv, e Giovanni Sarteschi, capogruppo Pd: «Non siamo qui per piangerci addosso e difendere i nostri privilegi - dicono - Il consiglio provinciale, nel corso degli anni, ha rinunciato a molte cose: addetto stampa, stenotipista, missioni all'estero, telefono cellulare e altro ancora. Il nostro gettone di presenza è di 90 euro lordi a seduta, 70 al netto. Significa che per un impegno politico di responsabilità e con molta mole di lavoro, che spesso toglie tempo al nostro lavoro principale o alla famiglia, percepiamo al mese una cifra tra 550 e 800 euro. Sono troppi? Non crediamo».  «E non accettiamo lezioni da chi, come Marcello Paci, capogruppo Pdl in Provincia - intervengono Malucchi e Sarteschi - denuncia lo spreco di soldi di questo ente. Né lui né il partito che ha alle spalle hanno le carte in regola per dichiarazioni che assomigliano a delle barzellette».  Ma allora da dove cominciare a ridurre i costi della politica? «Il primo passo dovrebbe arrivare dai nostri parlamentari - affermano i capigruppo di Pd, Rifondazione e Idv - A livello più locale dobbiamo pensare alla riduzione del numero dei Comuni, di quello degli assessori provinciali, degli incarichi multipli degli amministratori, ma soprattutto dei costi di consorzi e aziende partecipate, i cui rappresentanti non sono eletti dai cittadini come lo siamo noi. Che la Provincia sia aperta a una razionalizzazione dei costi lo dimostra anche il fatto che siamo disponibili a ridurre il numero dei nostri assessori da 8 a 6, e a chiedere l'unione delle tre Province metropolitane».

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