Cambiate il nome al Pistoia Blues di quella musica c'è rimasto poco
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Blues 2011 Folla al concerto dei Doors, durante il quale non sono mancati tafferugli3 MINUTI DI LETTURA
Dopo 15 anni ininterrotti di concerti passati, vissuti, ascoltati in una delle più belle piazze d'Italia, 15 anni di note, di notti di blues mi è toccato tristemente rimanerne al di fuori, ma come me, per fortuna, anche molte altre persone. Probabilmente è colpa mia: sono rimasto attaccato ad un genere di musica che difficilmente (o meglio) seleziona più gente e riempie meno le piazze. Tre serate in cui il blues è rimasto relegato ad un'oretta scarsa di sabato sera. Ma avete comunque ragione voi cari organizzatori. Avete fatto sold out tutte e tre le sere: nomi altisonanti che hanno fatto e faranno la storia della musica - dei "mastri" cantanti, si chiamerebbero in altri tempi - ma il blues? Il Pistoia Blues, anzi il PISTOIA BLUES quello scritto maiuscolo, il blues di B.B. King, John Mayall, Buddy Guy, Robert Johnson, Muddy Whaters, Dott. John, Eric Clapton (che tra l'altro non c'è mai stato a Pistoia: mah...), il blues degli emergenti Sardinas, Rudy Rotta, Francesco Piu, Steve Zee, eccetera, dov'è finito? Ma non devo certo stare qui a fare la lista degli artisti blues, a gente che organizza una manifestazione trentennale che si intitola Pistoia Blues. Se questo deve essere il proseguo allora tanto vale cambiare titolo alla manifestazione. Per potreste chiamarla Pistoia live Festival oppure Moretti jamming Festival, che tanto fa lo stesso. Lamentele per disordini di ordine pubblico. Carissimi, se nelle prossime edizioni non volete disordini di ordine pubblico, (che tra l'altro nelle precedenti edizioni non si erano mai verificati) evitate di mettere quelle inutili sedie per cercare di fare un concerto di un "certo livello", ci guadagnerete in serietà e tranquillità. Come si fa a considerare l'idea che durante un concerto dei Doors la gente possa rimanere ferma a sedere, considerando poi che alle loro spalle ci sono centinaia e centinaia di persone in piedi pronte a scalmanarsi alle prime note di Roadhouse Blues? Triste, triste ed amareggiato. Triste per non aver goduto dello splendore della mia piazza Duomo inondata da quelle note che per 32 anni hanno fatto da colonna sonora alle estati pistoiesi; triste nel vedere un'organizzazione che fa acqua da tutte le parti; triste nel vedere che manifestazioni con molta meno storia hanno organizzazioni e strutture molto più pratiche e funzionali; triste nel vedere una città con un centro storico pieno di piazze, piazzette, aie e cortili lasciate allo sciacallaggio di gente maleducatamente ubriacata, laddove potrebbero essere riempite di piccoli palchi in maniera da poter fare esibire anche gente di minor risonanza ma che comunque non ha niente da invidiare agli artisti che si esibiscono su un palco centrale a pagamento; amareggiato nello scoprire che comunque il fine giustifica "quasi sempre" i mezzi:piazza piena = festival riuscito. Ma per favore non chiamatelo blues.
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