Il presidio
Sei anni, fu ucciso da una emorragia dopo unoperazione alle tonsille
L'Asl risarcisce i familiari del bambino morto al Ceppo
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Lavvocato De Franco A destra Piero Patania e Giuseppina (al centro della foto) durante una manifestazione in ricordo del figlio Federico 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Il loro strazio durerà per sempre: veder morire, impotenti, il proprio figlio è qualcosa che non si può dimenticare. Ma da ieri Piero e Giuseppina un punto fermo l'hanno messo: sono usciti, insieme ai familiari, dal processo che li vedeva parti civili contro due medici e un'infermiera per la morte di Federico Patania, il bambino di quasi sei anni morto all'ospedale del Ceppo il 12 dicembre 2007, 40 ore dopo aver subito un intervento alle tonsille. L'Asl ha acconsentito infatti a risarcirli integralmente dei danni subiti e delle spese sostenute, nell'ambito del giudizio civile che il padre, Piero Patania, aveva avviato parallelamente al processo penale. A questo punto la permanenza come parti civili in quest'ultimo giudizio non ha più ragion d'essere. Per questo ieri mattina, all'udienza davanti al gup Alessandro Buzzegoli, l'avvocato Vincenzo De Franco ha depositato agli atti la rinuncia dei familiari (oltre ai genitori, si erano costituiti i nonni e il fratellino di Federico). Decisiva - secondo l'avvocato De Franco - nel giudizio civile è stata la perizia richiesta dal giudice e firmata da un chirurgo e un medico legale. «Una perizia molto corposa - sottolinea De Franco - che parla di evidenti responsabilità dei medici e della struttura Asl». Dopo il deposito della perizia, i legali dell'Asl hanno deciso di formulare una proposta di transazione alla famiglia di Federico Patania, con un risarcimento che alla fine babbo Piero e mamma Giuseppina hanno deciso di accettare. «Una scelta fatta un po' a malincuore - rivela l'avvocato De Franco - perché chiaramente il loro Federico nessuna somma glielo potrà restituire. Ma come genitori hanno l'obbligo di pensare anche all'altro loro figlio. E poi, anche se non sono più presenti nel processo come parti civili, seguiranno comunque l'andamento del giudizio, nella speranza che alla fine giustizia sia fatta e che se qualcuno ha sbagliato, venga riconosciuto». Il processo penale è tuttora fermo alla udienza preliminare davanti al gup Alessandro Buzzegoli. Ad allungare i tempi hanno contribuito le ricusazioni dei legali dei genitori nei confronti dei periti scelti dal gup e poi dello stesso giudice Buzzegoli. Ricusazioni che si sono spinte fino al giudizio della Cassazione. Ed era proprio in attesa della pronunzia dei giudici romani che - nei mesi scorsi - l'udienza era passata da un rinvio all'altro. Ora la situazione si può sbloccare. La Cassazione ha già dichiarato inammissibile l'ultimo ricorso presentato dalle parti civili, essendo queste ultime venute meno nel processo. Il Gup Buzzegoli ha già fissato per il 18 ottobre una nuova udienza in cui ascolterà i periti Anna Tarabini (otorinolaringoiatra) e Diego Olivari (medico legale) e, probabilmente, le richieste del pm Sottosanti. La tragedia del piccolo Federico si compì nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2007: il bambino morì soffocato da una copiosa emorragia a 40 ore dall'intervento di asportazione delle tonsille. Sotto inchiesta finirono in otto tra medici e infermieri, compreso il chirurgo che aveva operato il bambino. La posizione di cinque di essi fu archiviata mentre sono approdate al Gup quella del chirurgo, di un'infermiera e di una dottoressa. Il pm Sottosanti ha chiesto l'assoluzione nei confronti del chirurgo (che aveva chiesto di essere processato con il rito abbreviato) e il rinvio a giudizio per le due donne. F.Cl.
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