Il Tirreno

Pistoia

L’ecclesiastico ha fondato l’oratorio di San Bernardo di Chiaravalle, attivo fino all’Ottocento

Un piteglino archivista del Papa

Paolo Gestri
Un piteglino archivista del Papa

Ricordata la figura di Taddeo Giovannini, vissuto tra Sei e Settecento

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PITEGLIO. Conferenza alla biblioteca Forteguerriana, nei giorni scorsi, sul culto a Piteglio della Madonna del latte. "Monstra Te esse Matrem", titolo dell'incontro, richiama la fede con cui i piteglini si sono rivolti alla Vergine nel corso dei secoli, poichè si discute di una reliquia giunta da Gerusalemme sul paese del nostro Appennino al tempo delle Crociate. Relatori, Iacopo Cassigoli e Francesca Rafanelli. Cassigoli ha studiato a fondo il supposto percorso e racconta tutto con ampi riferimenti al culto medioevale di Maria, invocata come madre pietosa, ascoltata benevolmente dal Figlio. A sua volta, la Rafanelli, intervenendo anche lei sul culto della Vergine, ha parlato più specificatamente di un piteglino eccellente: Taddeo Giovannini, nato a Piteglio nel 1639 e morto a Roma nel 1711.  Il Giovannini fu un ecclesiastico di rango nella Roma barocca ove ebbero voce in capitolo i cardinali pistoiesi Carlo Agostino Fabroni, il fondatore della biblioteca di Pistoia a lui intestata, e Giacomo Rospigliosi, nipote del papa Clemente IX. Il nostro buon reverendo giunto nella città eterna dal montuoso Piteglio fu al seguito dei due prelati, facendosi valere al punto di essere nominato ricercatore d'archivio in Santa Maria Maggiore. Ma per Piteglio è più importante che, prima di morire, egli tornò nel borgo natio, facendo erigere in piazza, a proprie spese, un oratorio dedicato a San Bernardo di Chiaravalle. Era il 1639, quando il vescovo Visdomini Cortigani ("un nome, un destino!", verrebbe da dire, pensando al Visdomini "Forza del Signore") l'inaugurò con gran concorso di popolo. Il benefattore volle così perchè San Bernardo è l'unico santo ad avere un legame storico con la reliquia del Latte della Madonna. Si narra infatti che, miracolosamente, gli sia apparsa la Vergine col Bambino e che, inginocchiatosi davanti alla Visione, abbia ricevuto tre gocce del Latte di Lei. L'oratorio non c'è più, ma ai primi del Novecento ne restava ancora testimonianza.  Ma ciò che il pio Giovannini fece di meglio fu l'istituzione di un cappellano rettore dell'oratorio con l'obbligo di fare da maestro ai suoi popolani, insegnando gratis "et gratia Dei" a leggere, scrivere e far di conto. La scuola istituita dal Giovannini andò avanti fino alla metà dell'Ottocento, cosicchè non è un caso che, invece di tracciare una croce, i piteglini di allora e per lungo tempo in seguito, unico popolo alfabelizzato d'Italia, abbiano sottoscritto i propri documenti con tanto di nome e cognome.  Si sa poi che "in illo tempore" non si sarebbe potuto andare a scuola a scapito del lavoro dei campi, per cui l'avveduto Taddeo, "provveditore" degli antichi preti-maestri in quel di Piteglio, provvide che le lezioni si tenessero solo quando non c'era da andare nei campi. Studiosi di carte storiche originali, sia Cassigoli che la Rafanelli raccontano i fatti inserendoli compiutamente nel loro contesto sociale, culturale e antropologico. Francesca Rafanelli e Iacopo Cassigoli sono anche i curatori della contestuale mostra documentaria "Diario sacro pistojese. Allestimenti e celebrazioni liturgiche nel dì di festa". In evidenza, il culto e la devozione a Pistoia tra Seicento e Ottocento, come appare nelle carte e nei libri dell'ospitante biblioteca Forteguerriana

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