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Pistoia

Officine Gorgeri, da Pistoia al mondo

Luca Giuntini
Officine Gorgeri, da Pistoia al mondo

Nata a dimensione familiare, l'azienda ora lavora soprattutto con l'estero

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MONTALE. La tradizione non si è persa nonostante siano passati poco meno di sessant'anni. E' rimasta nel nome e, quello che ancora più conta, nello spirito e nella concezione di intendere il lavoro.  Le Officine Gorgeri sono nate da una piccola azienda a conduzione famigliare, fondata nel 1953, attiva nelle riparazioni e nella costruzione di macchinari per il settore meccano-tessile. Cinquantotto anni dopo Riccardo e Fabiola hanno trasformato la ditta fondata dal padre Aldo in un'azienda capace di esportare i propri macchinari in tutto il mondo.  «Nel 1960 mio padre Aldo costruì una macchina che veniva comunemente chiamata "macchinetta per fare i cannelli" - ricorda Riccardo - veniva utilizzata per preparare il filato da mettere nelle spole di legno dei telai. Era ben conosciuta soprattutto da chi aveva il telaio nello stanzone vicino casa, dove spesso lavorava tutta la famiglia. All'epoca si lavorava quasi esclusivamente il tradizionale cardato locale: il distretto pratese del tessile era lì vicino e il tuo successo andava di pari passo con lo sviluppo del distretto».  A metà degli anni '90 Riccardo e Fabiola fondano con il padre Aldo le "Officine Gorgeri srl". I settori di produzione vengono diversificati, non tralasciando comunque lo storico comparto meccano tessile. «Abbiamo fatto tesoro della lezione di nostro padre Aldo e dell'esperienza che io e mia sorella abbiamo maturato negli anni - racconta Riccardo - ci siamo lanciati verso il settore energetico e quello dei trasporti, diversificando la produzione, continuando però la progettazione e la costruzione di macchinari e impianti per il settore meccano-tessile. C'è una grande differenza però rispetto al passato: all'inizio lavoravamo per il settore tessile pratese, dopo la crisi continuiamo a fare affari in quel comparto, ma solo all'estero».  Un'azienda di respiro internazionale: le Officine Gorgeri intrattengono rapporti commerciali con Sud Africa, Stati Uniti, America Latina, Asia, Europa dell'est... Ma l'Italia? «Sul mercato italiano ormai non costruiamo impianti nuovi dal 2002 - afferma Riccardo - quello nordamericano invece sta cominciando a riprendersi. È proprio qui che è nata la richiesta di macchinari per il recupero di materiali di scarto».  Pur progettando e costruendo impianti per i settori industriali più diversi, l'azienda si è specializzata nella costruzione di macchine per il dosaggio e la mescolatura di fibre tessili nuove e riciclate: «Si tratta di impianti per la produzione, ad esempio del tessuto-non-tessuto, ottenuto con materiali che altrimenti finirebbero in discarica - spiega Riccardo - con i nostri macchinari invece riusciamo a riciclarli e, con l'apporto di fibre nuove, ad ottenere tessuto-non-tessuto utilizzato come supporto di base per gli interni delle auto e per l'insonorizzazione delle stesse; in America invece viene impiegato anche come imbottitura per la tappezzeria».  I clienti, soprattutto quelli esteri, si fanno sempre più esigenti, e per soddisfarli bisogna saper essere dinamici: «Saper rispondere alle esigenze in tempi brevi è determinante - spiega Riccardo - la clientela vuole macchinari di qualità, mantenendo sempre un occhio al lato economico. Per noi qualità significa offrire impianti affidabili, produttivi, sicuri e d'avanguardia. La concorrenza è agguerrita, soprattutto quella turca, ma siamo riusciti ad esportare i nostri macchinari anche lì».  Eppure solo qualche anno fa sembrava quasi impossibile farcela. «La crisi ci ha colpito duro, tanto che abbiamo dimezzato il nostro fatturato - conclude Riccardo - Questo è il primo anno in cui torniamo a crescere. La fiducia non c'è mai mancata ma sono stati provvidenziali due fattori: l'aver anticipato i grandi investimenti per il rinnovo dei macchinari e l'aver avuto una struttura aziendale solida alle nostre spalle.  «Quello che c'è mancato invece - conclude Riccardo Gorgeri - è stato il supporto delle istituzioni, banche comprese: ho visto la politica molto attenta alla situazione delle grandi realtà industriali, ma di noi piccole e medie aziende si è un po' dimenticata. Anche se ultimamente sembra che le cose stiano cambiando in meglio».

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