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Regolamento urbanistico, primi timori
Paura di una massiccia cementificazione a Stazione di Montale
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MONTALE. Prime preoccupazioni cittadine sulla variante al regolamento urbanistico adottata dalla maggioranza Scatragli il 7 giugno scorso col voto contrario di Progetto Comune e di Decidi anche tu e con l'astensione del Centrosinistra per Montale. Intanto, da appena tra giorni, si è aperta la fase delle osservazioni. Fino al 30 luglio prossimo cittadini, operatori ed enti potranno esprimersi sulla variazione. I timori però si fanno già sentire: dalla paura di un'edificazione massiccia, specie a Stazione, a quella di un meccanismo che, secondo alcuni, non tutelerebbe abbastanza l'interesse collettivo. Le prime domande sono arrivate giovedì sera dal salone di villa Smilea. «È evidente che nel vecchio sistema - ha detto Franco Vannucci - veniva tutelata la collettività. In questo purtroppo - continua l'ex consigliere di maggioranza insistendo sulla nuova possibilità data ai proprietari di non essere più obbligati all'intervento coordinato - gli interessi pubblici non vengono mantenuti nella stessa maniera. L'amministrazione attuale dovrà spiegare perchè si semplificano così le procedure per chi deve costruire». «I 3 mila metri quadri di aree verdi - ha risposto ai cittadini l'architetto Breschi - devono essere acquisiti secondo il regolamento urbanistico vigente come indici delle RU6 e RU7 e poi ceduti al Comune per poter operare una trasformazione. Questo meccanismo funziona se sono tutti d'accordo, se manca solo un proprietario no. E' un elemento di debolezza che ora resta come possibilità (per cui è concessa una potenzialità edificatoria maggiore, ndr) ma non più come obbligo. Abbiamo cercato di salvare l'obiettivo di fondo del più verde possibile ma anche di far agire separatamente gli interlocutori». «E' dal 1968 che nel centro del paese si vuol realizzare un'area verde per il Comune ma non si riesce a farlo - ha detto il sindaco Scatragli -. Legare le diciotto proprietà a un intervento unico creava dei blocchi. Adesso almeno in tre anni (norma prevista nella variazione in caso della partenza dell'intervento privato, ndr) o avremo realizzato il verde o, almeno, avremo la terra per farlo (che verrà espropriata a prezzo agricolo, ndr)». Molte le preoccupazioni su Stazione dove, secondo il piano strutturale, è prevista, nel caso in cui si edifichi, una quota massima di mille abitanti in più. «Una scelta scellerata», ha denunciato una residente della frazione. Al centro della protesta la presenza dell'inceneritore. Breschi però spiega: «La variante non prevede volumi aggiuntivi rispetto a quelli già inseriti nel piano». Sulla cassa d'espansione a Stazione infine il geologo Giannini ha precisato: «Servirà perchè i fossi non portino aggravi alla zona, non certo alla Bure che ha bisogno della cassa di Pistoia (da realizzare, ndr)». B.F.
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