Il Tirreno

Pistoia

Tre ore per pagare un bollettino

Francesco Albonetti
Rita Veroni, direttrice delle Poste di Pistoia e una coda agli sportelli di qualche anno fa
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Rita Veroni, direttrice delle Poste di Pistoia e una coda agli sportelli di qualche anno fa

Ancora disagi e code alle Poste. Federconsumatori: «Cittadini da risarcire»

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 PISTOIA. La gente entra ed esce dalle Poste di via Roma col numerino in una mano e il bollettino non ancora pagato nell'altra. «Ho il 313 e c'è ancora il 57, che ci sto a fare? Torno dopo». C'è chi aspetta da tre ore, chi è tornato dopo aver tentato invano la fortuna nei giorni scorsi. Sistema informatico in tilt per il quarto giorno utile e ieri, promessa dell'azienda, sarebbe dovuto rientrare tutto nella normalità.  Il sistema riparte, ma il meccanismo dei numerini s'inceppa. Poi si riblocca il sistema. Uno stillicidio per i tanti utenti pistoiesi che hanno bollette in scadenza o addirittura già scadute. Ed anche per chi deve incassare la pensione o effettuare operazioni di altra natura: il cervellone va a rilento per tutti, democraticamente, senza distinzioni.  Il loggiato dell'agenzia di Pistoia centro, in via Roma, complice anche un violento acquazzone, diventa un'agorà per gli sfoghi degli utenti, che abbandonano il loro posto a sedere nell'affollato salone delle Poste preferendo l'aria aperta. «Prima non davano più i numeri ma la gente continuava a premere il bottone - racconta un utente in coda - Probabilmente è andato in tilt anche la macchinetta». «Dicono che fanno orario non stop - incalza un altro - prima o poi verranno serviti tutti, solo che fare tre-quattro ore di coda per pagare una bolletta non è tanto normale».  C'è chi deve pagare un bollettino per il passaporto di un giovane immigrato ed anche una donna con problemi di deambulazione che viene accompagnata dai servizi sociali della Misericordia: tutti in attesa.  La direttrice delle Poste di Pistoia, Rita Veroni, non può rilasciare dichiarazioni. «Sì, anche oggi abbiamo avuto qualche difficoltà - si limita a dire -. E' un problema informatico nazionale e riguarda ogni ufficio postale, centrale e periferico. Per cui non sono in grado di sapere quando tutto tornerà nella norma».  Intanto monta la protesta fra le associazioni dei consumatori e i sindacati. Dopo l'Aduc, anche Federconsumatori chiede l'indennizzo per tutti coloro che hanno effettuati pagamenti in ritardo. L'associazione ha invitato l'amministratore delegato di Poste Italiane ad aprire un tavolo di conciliazione per risarcire bonariamente tutti i cittadini che hanno subito dei danni, segnalando i casi alle associazioni dei consumatori. «In caso contrario - scrivono insieme Federconsumatori e Adusbef - l'ente Poste non riuscirà ad evitare una class action, con un doveroso risarcimento dei danni proporzionato ai gravi disagi subiti per tre giorni di fila dai pensionati e dagli utenti».  «Le lamentele sono tante e a buon diritto - dice Vincenzo Cannici, segretario provinciale di Federconsumatori -. La nostra associazione si sta muovendo a livello nazionale. Anche se non sarà possibile una class action, è sacrosanto fare leva su Poste perché si assuma la responsabilità della disfunzione che si è venuta a creare, integrando le cifre delle eventuali more per i pagamenti in ritardo».  Lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, denuncia «il perdurare del disservizio di poste Italiane. Molti pensionati e pensionate senza una lira per colpa di Poste italiane, le quali continuano a non pagare le pensioni per il blocco del loro sistema informatico, che dura da mercoledi primo giugno. Nonostante le rassicurazioni date, anche da alcuni Tg, continuano i gravi disservizi, e rinvii di pagamento delle pensioni, con gravissime ripercussioni su tante pensionate e pensionati che con quelle vivono, e che si trovano nella più totale incertezza di quando avverrà il pagamento della loro pensione».

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