LA VICENDA
Un debito di 507.000 euro E spuntano nuovi compratori
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PISTOIA. Una questione complicata e intricata, in cui a rimetterci per primi e più duramente saranno i lavoratori se non verrà trovato un accordo tra le parti. «Fil.Life - afferma Alessandro Michelotti, commissario della Filfashion - deve pagare gli arretrati degli affitti, e basta. Lo ha stabilito il Tribunale, che ha disposto il recupero coattivo dei 507mila euro dovuti. C'è chi è disponibile a subentrare nella gestione, tenendo i lavoratori. Noi siamo anche disponibili ad arrivare ad una transazione, rinnovando il contratto d'affitto per tre anni. In ogni caso assicuro la mia presenza all'Unità di crisi della Provincia il prossimo 6 giugno». «La loro proposta di acquisizione - spiega Giulio Tabucchi, liquidatore del concordato Filfashion - è irrecevibile. Vogliono accordarsi con il Monte dei Paschi di Siena, creditore ipotecario di Filfashion, e comprare l'azienda senza tirare fuori un euro. Come liquidatore il mio compito è incassare. Sono obbligato a vendere all'asta l'immobile, non posso darlo a un'azienda che me lo scomputa». C'era stata una proposta, nel giugno del 2010, da parte di Tabucchi: «Transare i vecchi canoni di locazione e procedere alla vendita. Non ho mai ricevuto risposta». «Non ho mai ricevuto la mail», ribatte Alberto Lazzeretti, commercialista della Fil.Life. Lazzeretti ripercorre gli ultimi 5 anni. «Filfashion, che lavorava per il gruppo Luca Maglierie, aveva dei problemi. Ci ha chiesto di affittare un ramo d'azienda. Abbiamo pagato per intero il canone di locazione per tre anni, dal 2006 al 2008: 270mila euro l'anno. Una cifra troppo alta. Oltre al tetto in amianto da rimuovere e bonificare, dobbiamo fare continui investimenti sui macchinari. Nel 2009 abbiamo raggiunto un accordo verbale per il pagamento di un canone di 100mila euro, che è la cifra versata negli ultimi 2 anni. Alla scadenza del contratto abbiamo proposto di acquisire l'azienda, senza avere risposte. Fino alla lettera di venerdì. Irricevibile. Anche se riuscissimo a passare le lavorazioni ad un'altra ditta avremmo utenze da regolare, vigilanti da pagare, per non parlare dei dipendenti. La nostra intenzione è comunque quella di rimanere. Abbiamo sempre pagato i fornitori e i dipendenti. Non ci saremmo mai aspettati - conclude - l'iniziativa legale intrapresa ad aprile per farci chiudere». T.G.
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