I sindacati medici chiedono un confronto con la direzione e presentano un contro-piano
«Scelte sbagliate e tagli senza strategie vogliamo decidere insieme all'Asl»
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Un rendering al computer del nuovo ospedale 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Preoccupati per i tagli, ma soprattutto per il modo con cui l'Asl 3 sta procedendo a riorganizzare la sanità pistoiese in vista dell'apertura dei nuovi ospedali. I sindacati dei medici di medicina generale e degli ospedalieri, riuniti giovedì in assemblea, hanno maturato un documento comune che contiene forti accuse alla direzione dell'Asl. Ma chiedono anche un incontro col direttore generale e l'assessore alla salute per definire insieme un piano di riorganizzazione ospedaliera e territoriale e fissi obiettivi di miglioramento delle performance assistenziali per i cittadini. I medici passano poi a valutare dove si potrebbero risparmiare risorse: «Un'attenta valutazione del valore economico delle consulenze e le ripartizioni per settore negli ultimi 5 anni, azzerando da subito tutti gli incarichi ridondanti rispetto a competenze presenti in azienda. Una revisione dei percorsi avviati e programmati in ambito di locazioni, ristrutturazione e compra-vendita di immobili. Una revisione del trasferimento di risorse a valenza non assistenziale all'Università. Una revisione dell'impiego di tutte le autovetture aziendali. Un riesame di tutte le attività ed i progetti non finalizzati all'assistenza che prevedano retribuzioni extrastipendiali. L'allestimento di una contabilità analitica che consenta un efficace monitoraggio ed una reportistica periodica». Passando alle accuse sui nuovi modelli organizzativi, secondo i medici creare dubbi e incertezze per la loro mancanza di chiarezza e condivisione con gli operatori, ma «comporteranno nei fatti, con la costruzione dei nuovi ospedali, una ulteriore riduzione dei posti letto ospedalieri (già carenti) con pesanti conseguenze anche sui livelli qualitativi dell'assistenza territoriale». I medici ricordano le «criticità» ed «iniquità» presenti nell'assistenza sanitaria delterritorio: la percentuale di fughe dei ricoveri verso altre aziende al 2009 al 34,8%, i tempi di attesa inaccettabili per le prestazioni ambulatoriali e di diagnostica. «L'ulteriore taglio di 15 milioni di euro annunciato dal direttore generale e le sue modalità di applicazione - chiusura della chirurgia di San Marcello, accorpamento di alcuni reparti di Pescia e Pistoia, riduzione di 5 milioni per spesa farmaceutica - suscitano legittime preoccupazioni in tutti i soggetti del mondo sanitario, perchè sembrano sganciati da qualunque strategia programmatica di medio-lungo periodo e col pericolo di una forte riduzione delle prestazioni sia sul piano quantitativo che qualitativo». I medici di famiglia, nell'attuale riorganizzazione avranno «totalmente a loro carico anche i casi più gravi della cronicità, dovranno gestire le dimissioni precoci di pazienti acuti o acutissimi ed anche i codici bianchi e blu al fine di evitare l'intasamento dei pronti soccorso, nell'ottica di scaricare o trattenere sul territorio una parte consistente di pazienti che non potranno più essere accolti in ospedale. Ma tutto questo senza investimenti e una fattiva progettualità in un territorio che già soffre di evidenti carenze e nel quale i medici di medicina generale sono sempre più pressati da obblighi burocratici che niente hanno a che fare con la vera assistenza sanitaria».
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