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In decine di casi non risultano incluse nel nucleo familiare presso cui lavorano
Badanti tartassate dalla Tia
Luca Giuntini
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In provincia di Pistoia sono centinaia le badanti che accudiscono gli anziani La Cna: il Comune pretende le tasse anche da loro
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PISTOIA. Pagata poco e pure multata. Fare la badante è lavoro faticoso, spesso richiede un impegno 24 ore su 24 per assistere il malato o la persona anziana in ogni sua esigenza. Un'occupazione quasi esclusivamente femminile, condotta in maggioranza da donne extracomunitarie per le quali l'impiego come badante è la strada più semplice per ottenere il permesso di soggiorno. Solo a Pistoia i casi sono centinaia. Tra queste almeno trenta, secondo la Cna, negli anni si sono viste multate per non aver pagato la tariffa sui rifiuti: un obbligo che le badanti non credevano di dover osservare, avendo chiesto la residenza, per motivi di lavoro, nella stessa abitazione della persona che dovevano assistere. Un'anomalia della quale si è fatto carico lo stesso direttore della Cna Sergio Giusti, che sta portando avanti una battaglia contro il Comune. «Nel giugno dello scorso anno - racconta - mi sono recato personalmente dal dirigente del servizio entrate del Comune, Giovanni Lozzi, per chiedergli come mai a dieci badanti che risiedevano in città erano state comminate delle sanzioni, in alcuni casi anche di 250 euro, per non aver pagato la Tia, la tariffa sui rifiuti. Ma oltre a quei dieci casi ce ne sono almeno altre venti nella stessa situazione. Di questi infatti siamo venuti a conoscenza come Cna, ma chissà quanti altri ce ne sono». Tutto inizia nel momento in cui la badante extracomunitaria, costretta a cambiare residenza per assistere una nuova persona, presenta la domanda relativa all'ufficio anagrafe del Comune. Per ottenere il cambio di residenza viene richiesto il passaporto e il contratto di lavoro. Espletate le pratiche burocratiche e controllato che la persona sia già residente in città (ovvero non alla prima iscrizione) viene chiesto alla badante di indicare l'indirizzo di nuova residenza. La residenza viene concessa solo dopo che la Polizia municipale ha accertato che la persona risieda effettivamente all'indirizzo da lei indicato. È qui che scatta la denuncia da parte della Cna: secondo l'associazione, molte badanti sono state "inquadrate" come facenti parte di un nucleo familiare autonomo rispetto a quello dell'assistito, e quindi soggette al pagamento della tariffa sui rifiuti, dato che la parte variabile della Tia è commisurata al numero delle persone che occupano la casa. «È chiaro invece che dovrebbe accadere il contrario - afferma Sergio Giusti - È ovvio che la badante deve essere considerata come facente parte del nucleo familiare presso il quale lavora». «Il contratto nazionale di lavoro domestico - prosegue Giusti - prevede che il datore di lavoro debba fornire al lavoratore convivente un alloggio idoneo a salvaguardarne la dignità e la riservatezza, così come lo stesso contratto prevede nei casi di assistenza notturna un'idonea sistemazione per la notte. Abbiamo posto la questione anche alla Prefettura di Pistoia che ci ha dato ragione dicendo che "la badante deve essere considerata una figura di convivente anagrafica per le persone aventi dimora abituale nello stesso Comune, coabitanti per vari motivi, fra cui appunto l'assistenza". E il Comune cosa dice? Palazzo di Giano sostiene che le sanzioni per il mancato pagamento della Tia sono a carico delle badanti solo perché queste, al momento di chiedere il cambio di residenza, hanno comunicato di costituire un nucleo familiare autonomo: se invece avessero precisato di abitare in quella casa per ragioni di lavoro, la comunicazione di inizio utenza a Publiambiente non sarebbe stata trasmessa e di conseguenza la badante non sarebbe stata multata per non aver pagato la tariffa sui rifiuti.
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