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Parole forti del vescovo alla comunità pistoiese nella messa crismale in cattedrale
«La Chiesa diventi più popolare»
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Monsignor Mansueto Bianchi durante unomelia in cattedrale Mansueto Bianchi: «Riusciamo ancora a trasmettere passione?»
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PISTOIA. Particolarmente incisiva l'omelia del vescovo Mansueto Bianchi mercoledì sera in cattedrale, in occasione dela "messa crismale" celebrata davanti ai sacerdoti, ai religiosi e ai diaconi pistoiesi. «Da qualche tempo - ha detto - mi sto interrogando, proprio come vescovo, se il Signore non stia chiedendo alla sua Chiesa, soprattutto qui in Italia, di recuperare una dimensione di maggiore vicinanza alla vita della gente, di maggiore ascolto dei disagi e delle sofferenze delle persone». Durante la "messa crismale" vengono consacrati i tre olii santi: quello degli infermi, quelli dei catecumeni e quello del battesimo. E' la messa in cui i sacerdoti rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro consacrazione. «Mi vado chiedendo - ha proseguito monsignor Bianchi - se non abbiamo bisogno di diventare una Chiesa più "popolare", non certo nel senso demagogico che sarebbe un trionfalismo travestito e goffo, ma nel senso evangelico del Gesù che se ne andava attraverso città e villaggi insegnando... entrò in un villaggio della Samaria... entrò in una casa... alla porta del villaggio... sulla piazza della città». Secondo il vescovo, che così ha proseguito nella sua omelia, «penso sia difficile parlare al cuore delle persone se non calibriamo bene la cattedra, l'altare e la strada, la dottrina, la celebrazione, il coinvolgimento, l'amicizia, la prossimità. È una domanda che mi pongo, ma anche una sfida che, ritengo, il nostro tempo sta lanciando alla Chiesa, al nostro modo di essere cristiani, preti, consacrati». L'omelia della "messa crismale" (iniziata con un ricordo del vescovo Simone Scatizzi ma anche di tutti i sacerdoti e i diaconi impediti a causa di malattie) è ruotata attorno ai due alberi simbolo della liturgia per la celebrazione cosiddetta "degli olii benedetti": l'ulivo e la Croce. Ed è ai piedi della croce che anche la chiesa di Pistoia "impara a interpretare le sue debolezze e i suoi fallimenti". Parole forti, dal vescovo Bianchi, per la sua Chiesa: «povertà e inadeguatezze, stoltezza e cecità». E una forte sottolineatura in favore di una chiesa «umile e fraterna nel suo interno, a cominciare da noi sacerdoti: una Chiesa dove ci si perdona, ci si comprende, ci si soccorre, ci si vuole bene così come siamo, per amore di Dio!». Ha rivolto, il vescovo, un interrogativo ("né scontato né formale") alla sua comunità ecclesiale: «Siamo ancora una comunità credente?. Per il vescovo c'è un rischio per la Chiesa: «Diventare un involucro, un contenitore che trasmette ancora dottrina, etica, ritualità, organizzazione, socialità ma non trasmette più passione poiché non ne ha o ne ha sempre meno». La domanda del vescovo ai sacerdotiè dunque «se le nostre comunità cristiane custodiscono e trasmettono il dono prezioso della fede, se c'è passione per Gesù Cristo e per il suo Vangelo, in noi e nei nostri fratelli».
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