In fila per fare ricorso
Tiziana Gori
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Franca Calistri Precari della scuola pronti alla causa
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PISTOIA. «Speranze? Non ne ho. Il Governo si preoccupa di tagliare più che di assumere, ma ci provo». Barbara Capua ha 34 anni ed è una precaria della scuola. Come lei decine di altri insegnanti, e anche personale Ata (ex bidelli) e amministrativi si sono trovati ieri pomeriggio nella sede della Cisl, dove la segretaria provinciale della Cisl scuola Alessandra Biagini aveva fissato il primo dei tre incontri informativi con l'avvocato Nicola Da Settimo, legale del sindacato di via Matteotti. Uno alla volta i precari sono entrati nella stanza della segretaria per capire se e quante possibilità avranno di veder convertito il proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato e vedersi riconosciuti gli scatti stipendiali biennali. Sperare non costa niente, anche se la strada appare in salita. Nonostante la sentenza-apripista favorevole ai precari del giudice Cammarosano a Siena, la conversione del contratto si scontra con la normativa italiana che prevede l'obbligo del concorso per il pubblico impiego. Eppure, sognare non costa. E neanche immaginare una vita professionale più dignitosa. «Ogni anno - affermano Rossana Camuso, Franca Calistri e Barbara Capua - una scuola diversa, nuovi colleghi, un posto nuovo, altri bambini da gestire». «Nella scuola dove mi trovo adesso - spiega Barbara, maestra elementare - in una classe sono cambiati più di dieci insegnanti in tre materie. Una situazione difficile da vivere anche per i bambini e le loro famiglie». Sia che Rosanna Camuso, 38 anni, originaria di Benevento e un "curriculum" da precaria lungo 7 anni, possono contare su un contratto annuale. La prima da 4, la seconda da 5 anni. Rosanna è intorno alla centesima posizione in graduatoria, Barbara 77esima. Per il tempo indeterminato la strada è ancora tutta in salita. Il ricorso? Una possibilità da cogliere, anche se con scarsa fiducia. Nemmeno Adonella Zinanni crede alla possibilità dell'assunzione. Bidella, è seconda in graduatoria tra il personale Ata provinciale. A 54 anni - portati benissimo - per lei quest'anno dovrebbe essere la volta buona. «Dovrei entrare di ruolo». Sta valutando la possibilità del ricorso, ma come altri precari è spaventata dai costi. «600 euro - dice guardando i fogli -. Non mi aspettavo una cifra così alta. Vediamo». «Da quando, nel 2004, ho fatto la scelta di passare dal personale Ata a quello amministrativo - racconta Franca Calistri, 53 anni - ogni anno cambio una scuola diversa. Una fatica immensa. Cambio colleghi, e cambio sempre lavoro: prima la tenuta del magazzino, poi il protocollo, poi la gestione degli alunni». In scuole elementari, medie, superiori. Ovunque ci fosse bisogno. Senza alcun punto fermo.
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