Il Tirreno

Pistoia

Sale ancora l'onda degli sfratti

Luca Giuntini
Una veduta aerea di Pistoia
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Una veduta aerea di Pistoia

Allarme Sunia: nel 2011 a rischio anche il ceto medio

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 PISTOIA. Aveva chiuso il 2009 piazzandosi tra le prime cinque province italiane per numero di richieste di sfratto in rapporto alle abitazioni in affitto. E il 2010 non pare sia andato meglio, anzi, anche se di dati ufficiali ancora non ce ne sono.  David Innocenti, segretario provinciale del Sunia (Sindacato inquilini e assegnatari) è categorico. «Le richieste di sfratto nella provincia di Pistoia sono aumentate. Qualcosa si sta facendo, ma è troppo poco. Il fenomeno purtroppo sta invadendo anche il ceto medio».  I numeri in circolazione, comunque, sono da brividi. Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha pubblicato la graduatoria dei tribunali per numero di sfratti per morosità e Pistoia spiccava con oltre 720 casi in giacenza. Tornando al 2009 (l'ultimo anno setacciato dalle cifre del rapporto del Ministero dell'Interno) i provvedimenti di sfratto emessi furono 506, in pratica uno ogni 240 famiglie. 849 le richieste di esecuzione e 219 gli sfratti eseguiti.  Le ragioni che spiegano il trend negativo proseguito anche nel 2010 sono molte e non possono essere tutte ricondotte alla crisi economica. «Certo la crisi ha fatto la sua parte in questo 2010, soprattutto in un tessuto sociale come quello pistoiese, caratterizzato da piccole e medie imprese - afferma Innocenti - gli ammortizzatori sociali hanno funzionato poco e gli effetti della crisi si sono avvertiti di più. Ma c'è dell'altro».  Per il Sunia pistoiese infatti i perché di questo alto numero di sfratti devono essere ricercati soprattutto nella scarsa lungimiranza della politica, nazionale e locale. «Il governo ha introdotto una proroga fino al 31 dicembre del 2011 per sospendere l'esecuzione degli sfratti a carico delle famiglie più disagiate - commenta - ma il problema non viene risolto. Il punto dolente rimane l'assoluta mancanza di una programmazione in tema di casa. Una lacuna che si ripercuote anche sulle amministrazioni locali. Negli ultimi tre-quattro anni Pistoia ha fatto dei passi avanti per favorire l'edilizia popolare, sfruttando soprattutto i finanziamenti messi a disposizione dalla Regione. Ma si è trattato di interventi sporadici, a macchia di leopardo. Quella che serve invece è una strategia comune e condivisa da tutti i soggetti in gioco: c'è bisogno di incentivare l'imprenditoria a investire nell'edilizia popolare: costruiamo meno per i privati e di più per chi ne ha veramente bisogno».  Uno degli aspetti più preoccupanti dell'aumento del numero degli sfratti in provincia è che il fenomeno sta toccando anche il ceto medio. Ma l'aspetto pratico di trovare una sistemazione di conforto spesso finisce in secondo piano. «Sono sempre di più le famiglie che, non essendo abituate a fronteggiare una situazione difficile come quella dello sfratto, vanno in difficoltà dal punto di vista psicologico. Soprattutto il capo famiglia non riesce ad accettare l'idea di non essere in grado di tenere unita la propria famiglia, e percepisce lo sfratto come un fallimento personale».

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