LA LETTERA
Gli operai lasciati soli dallo Stato
Dunia Sardi
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Mio padre era rimasto lontano da casa quasi nove anni fra servizio militare, guerra e prigionia e quando cercò, pochi giorni dopo il suo ritorno, di ricominciare a lavorare e si presentò al marmificio dove lavorava prima della guerra, ebbe l'amara sorpresa di sentirsi dire che il suo posto di lavoro non c'era più: gli dissero che lui stesso prima di partire aveva firmato la lettera di licenziamento. Era una menzogna e si sentì tradito ancora una volta: comprese che il fascismo non era stato del tutto sconfitto ma si era messo solo la maschera e che una nuova guerra lo aspettava. Il capitalismo dei vecchi e nuovi padroni, (quelli che si erano arricchiti con la guerra)mise sotto il suo giogo i reduci che per sopravvivere si adattarono a lavorare nelle fabbriche dove mancavano tutte le norme di sicurezza. Durante il corso degli anni molti di loro, che erano scampati ai bombardamenti, lasciarono le braccia, le mani, e anche la vita nelle macchine per costruire il progresso del paese, come le filande o la lupa. Non so quante vite umane siano rimaste nelle fabbriche o nei cantieri, so che la guerra continua e dai moderni campi di battaglia ogni giorno esce un "bollettino di morti" che non si chiama più "elenco delle vittime di guerra" ma "elenco delle vittime del lavoro" Fermare questa guerra sarà molto difficile finché ci sarà qualcuno che mette il profitto al di sopra della vita umana e si permette di dire che attuare le norme per la sicurezza sul lavoro avrebbe un costo che l'industria italiana non si può permettere. Ma ancora più sconcertante è sentire le parole del capo del governo che giustifica lo spostamento di un'azienda vitale per l'economia e l'occupazione del nostro Paese, nel caso in cui i lavoratori non si dimostrino d'accordo a diminuire i propri diritti e le conquiste ottenute fin dalla generazione di mio padre. Il referendum di Pomigliano d'Arco doveva essere un fatto isolato, eccezionale. Il ripetersi di un referendum con le stesse motivazioni e finalità anche per Mirafiori, sconcerta per molti aspetti. Ma quello più grave è che gli operai, i metalmeccanici, gli amministrativi dell'azienda sono lasciati completamente soli dallo Stato italiano nella loro decisione, come la disperata "scelta di Sophie", messa di fronte ad una scelta che non si può fare, ma che si è costretti a fare, nello stupore attonito di chi resta a guardare da fuori, non sapendo più nemmeno alla fine in quale esito sperare.
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