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Rossi spiega la missione del Pd
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Il governatore della Toscana Enrico Rossi, al Melos «Dobbiamo stare dalla parte dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati»
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PISTOIA. Stare nella protesta sociale, affondare le radici del partito tra i ceti più colpiti dalla crisi e, a livello amministrativo, economizzare al massimo tagliando consigli d'amministrazione e vitalizzi, prima di esser costretti a toccare servizi sociali e trasporti. La ricetta amministrativa di Enrico Rossi parte da un dato di fatto inopinabile. «Con 360 milioni di euro di tagli del Governo alla Regione (il 30% delle risorse totali), o si riuscirà a spiegare ai cittadini cosa sta accadendo e perché, o altrimenti, quando saremo costretti a tagliare i servizi, non ci capiranno più». Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha partecipato, al Melos, alla prima iniziativa post-congressuale del Partito democratico pistoiese "Con l'Italia che vuole cambiare". E quale sia questa "Italia che vuole cambiare" Rossi l'ha detto chiaramente: è quella dei lavoratori, precari e disoccupati, delle persone più colpite dalla crisi, delle piccole imprese e degli artigiani, l'Italia degli studenti. E, in proposito, un accenno non poteva che andare ai fatti di Roma e alle proteste fuori dal parlamento, mente alla Camera si riconfermava la fiducia al governo. «Il partito deve stare nella protesta sociale - ha detto Rossi -. Gli scontri di Roma, nel pomeriggio, sono assai preoccupanti. Anche per questo non dobbiamo permettere che la manifestazione del disagio che c'è e che cresce, possa essere lasciata sola. Se si lascia avanzare un sentimento di anti-politica e se questo si sposa con la protesta sociale, sarà poi difficile, per noi, ritrovare il dialogo con la gente. Il nostro interlocutore devono essere i lavoratori, disoccupati, precari, studenti, scavalcando quella distanza che, amministrando, a volte può crearsi. Il partito deve affondare le sua radici dove c'è il disagio e deve farlo anche per se stesso, per rafforzarsi». E di fronte ai tagli della manovra-Tremonti: «Prima dei servizi - spiega -, dobbiamo tagliare gli indennizzi ai consiglieri di enti, consorzi, società e accorpare le partecipate. L'obiettivo è ridurre dagli attuali 85 cda a 6 o 7 in tutta la Toscana. Questo, per economizzare e razionalizzare, in modo di mettersi a riparo da critiche».
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