Il Tirreno

Pistoia

Esercito di volontari al servizio dei poveri e del bene comune

La mensa della Caritas diocesana intitolata a Don Siro Butelli
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La mensa della Caritas diocesana intitolata a Don Siro Butelli

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 PISTOIA. Dal servizio di assistenza ai detenuti, ai centri per minori, dai centri d'ascolto alle cooperative sociali. Toccano 27 tipologie, i 115 servizi socioassistenziali di ambito ecclesiale censiti dalla Caritas diocesana insieme alla Pastorale della Sanità. Il censimento, presentato in concomitanza con il dossier sulle povertà, dà una fotografia integrale su una realtà variegata con tanto di numero di dipendenti, volontari e convenzioni in essere con gli enti pubblici.  La Conferenza dei vescovi italiani ha voluto che ogni diocesi si fornisse di questo documento per stimolare la riflessione circa il ruolo che queste realtà possono ricoprire nel promuovere una rete di assistenza vicina ai bisogni delle persone, orientata al bene comune.  E, tanto per non avere dubbi sulla natura e sull'obiettivo di queste realtà, l'illustrazione del quadro pistoiese è stata preceduta dalla concreta relazione di Mauro Nobili (ex direttore della Caritas di Livorno). «Le opere socioassistenziali del mondo ecclesiale - ha detto Nobili - non possono che nascere dalla lettura del territorio. E devono mettere al centro i poveri e i loro bisogni».  Una sottolineatura non secondaria nonostante venga proprio dall'interno della Chiesa, a cui la Caritas pistoiese ha chiesto esplicitamente più impegno per combattere la povertà. Un'auto tirata d'orecchi, seguita a quella verso le insufficiente risposte fornite finora da governo ed enti locali.  «L'esercizio della carità - ha continuato Nobili riprendendo la frase di Benedetto XVI - è un atto della Chiesa stessa. E' la stessa Chiesa che si deve far coinvolgere totalmente dalle provocazioni dei poveri. Mi prendo personalmente la responsabilità chiedendomi quante delle stesse scuole, degli ospedali o delle associazioni di servizi assistenziali di origine ecclesiale forniscono gratuitamente servizi a chi non può pagare le rette».  Una riflessione aperta, imposta dai dati allarmanti della povertà anche nella nostra città, che stimola a pensare e ripensare le forme di aiuto e di sostegno in modo meno assistenzialistico e più mirate al recupero delle relazioni sociali e all'inclusione sociale.  Un grido che lo stesso Marcello Suppressa, direttore della Caritas pistoiese, ha ripreso nel suo intervento - iniziato col ricordo di Monsignor Scatizzi, che volle fortemente molte delle opere presenti nel censimento - e finito con lo stimolo a tutta la comunità cristiana a «sentire di più il coraggio della profezia e della denuncia».  Parole che lo stesso Vescovo Mansueto Bianchi ha fatto proprie, tanto che il programma dell'Avvento di fraternità suggerito dalla Diocesi mira proprio a far conoscere più da vicino, per primi, agli stessi credenti le realtà dei centri d'ascolto e della Caritas.  Venendo ai dati diramati, il censimento conferma la capillarità della distribuzione territoriale dei servizi in tutto lo spazio diocesano e l'alto numero di volontari impegnati. Tra le realtà censite, le più rappresentate sono i servizi di ambulanza della Misericordia (25), i 23 centri per l'erogazione di beni primari. Tra questi ci sono le Caritas parrocchiali: 15 quelle segnalate, a fronte del centinaio di parrocchie (più o meno grandi) della diocesi. 8 i centri d'ascolto e 10 i servizi per minori. La metà dei servizi (57) svolge attività anche tramite convenzioni con enti pubblici, mentre dei 4.048 operatori, oltre l'88% sono volontari.  I numeri dei servizi erogati aiutano a comprendere i confini di una situazione sempre più difficile: nel 2009 sono stati, ad esempio, oltre 33mila i pasti serviti, mentre 1.250 gli interventi antiusura e di microcredito.

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