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L’odissea di una impiegata di 28 anni: otto mesi dopo, non ha ancora visto un soldo
«Licenziata perché aspetta un bimbo» Il giudice del lavoro la fa riassumere
Tiziana Gori
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Lucia Di Domenico, 28 anni, licenziata perché incinta e fatta riassumere dal giudice del lavoro4 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. "Il licenziamento adottato ai danni della lavoratrice costituisce discriminazione di genere e come tale è nullo". Secondo il tribunale, fu licenziata perché incinta. Lei si chiama Lucia Di Domenico, è pistoiese, ha 28 anni e i fatti di cui è protagonista risalgono al 2008. La sentenza del Tribunale di Prato, dove la Di Domenico lavorava, è del 9 aprile scorso. Il suo datore di lavoro, Paolo Odierna, legale rappresentante di un'agenzia di assicurazioni pratese, è stato condannato a riassumerla e a pagarle gli arretrati. Ma otto mesi dopo e nonostante la sentenza, Lucia Di Domenico non ha ancora riscosso quanto deve avere: ben 27.000 euro È proprio Lucia, con il compagno Cristiano, a raccontare la sua storia.
Una vicenda emblematica delle tante difficoltà che ancora oggi le donne che vogliono - e devono - lavorare si trovano a dover affrontare per vedere riconosciuti i propri diritti. «Ho lavorato per sei anni, dal 2002 al 2008, come impiegata per un'agenzia assicurativa di Sant'Agostino. Ad aprile del 2008 mi fu comunicato che sarei stata licenziata perché l'agenzia chiudeva. Mi consigliarono un'altra agenzia, della stessa compagnia assicurativa, con sede a Prato». Si trattava dell'agenzia di Odierna, dove la Di Domenico sostiene di aver lavorato al nero per un paio di mesi prima dell'assunzione. «Avvenuta - spiega - con un contratto di apprendistato nonostante il mio status di impiegata di terzo livello. Il titolare mi spiegò che era per problemi suoi momentanei e che presto sarei passata alla mia qualifica». Ma a luglio la donna, già madre di un figlio di pochi mesi, Daniele, scopre di essere incinta. «Era il 18 luglio. Il 4 agosto ho inviato una raccomandata corredata di certificato medico all'assicurazione. Avevo avuto una minaccia di aborto e non potevo continuare a lavorare».
Lucia smette di lavorare ma non riceve né la busta paga di luglio né quella di agosto. Si reca allora all'ufficio vertenze della Cisl. «Il suo datore di lavoro - racconta il compagno, Cristiano - non si presentò agli incontri del sindacato, così andammo a denunciare la situazione di Lucia alla Direzione provinciale del lavoro di Prato, che convocò il signor Odierna. Il quale, insieme alla busta paga di agosto consegnò anche la lettera di licenziamento». Un fulmine a ciel sereno. «Erano passati tre mesi e non eravamo stati informati - dice Cristiano - Alla base della decisione, secondo il datore, non la maternità ma la non idoneità al lavoro. A quel punto, sempre su suggerimento del sindacato, ci siamo rivolti allo studio legale dell'avvocato Lisabetta Bujani». Il 4 dicembre 2008 nasce Marta, dopo soli cinque mesi e mezzo di gestazione. Una bimba prematura, che per superare il momento critico dovrà passare due mesi all'ospedale Meyer di Firenze. Il 21 aprile 2009 la Direzione provinciale del lavoro di Prato comunica alla donna gli esiti dell'accertamento svolto nei confronti dell'assicurazione. «Risulta - si legge nella lettera inviata alla Di Domenico - che lei è stata occupata alle dipendenze della sopraindicata società senza alcuna assicurazione nel periodo dall'8 maggio 2008 al 15 giugno 2008 in qualità di impiegata di terzo livello».
La Direzione del lavoro aveva adottato i provvedimenti sanzionatori previsti per legge e provveduto al recupero dei contributi. Non solo. Veniva riconosciuto che la donna aveva tenuto con la ditta un "ordinario rapporto di lavoro subordinato" e la invitava ad aggiornare la propria posizione assicurativa all'Inps della città dove abitava. «Il 14 ottobre 2009 - continua Lucia - l'avvocatessa mi disse che la prima udienza al Tribunale di Prato si sarebbe tenuta nel gennaio del 2010. Non si presentarono né il mio datore di lavoro né il suo avvocato». Dopo una seconda udienza, a cui invece Odierna si presentò, il 9 aprile arriva la sentenza. Il giudice dà ragione alla ragazza pistoiese: altro che "non idonea", il licenziamento di Lucia costituisce un palese atto di discriminazione e quindi va cancellato.
Di conseguenza Odierna viene condannato a riassumere Lucia Di Domenico e a pagarle stipendi arretrati e spese processuali. Lucia però non accetta il ritorno in ufficio e dopo pochi giorni dà le dimissioni per giusta causa. Passa un mese ma il denaro che le spetta non arriva. Allora la donna bussa all'Inps di Prato e dopo qualche mese di attesa per problemi burocratici, ecco la nuova, amara scoperta: la disoccupazione non può esserle pagata perché Odierna non le ha versato neanche i contributi. «Secondo il sindacato - afferma Cristiano - invece la disoccupazione le spetta comunque. Ma il punto è che abbiamo dovuto muoverci noi anche per far spostare la pratica da Prato a Pistoia. E ancora il passaggio non è avvenuto».
Una vicenda emblematica delle tante difficoltà che ancora oggi le donne che vogliono - e devono - lavorare si trovano a dover affrontare per vedere riconosciuti i propri diritti. «Ho lavorato per sei anni, dal 2002 al 2008, come impiegata per un'agenzia assicurativa di Sant'Agostino. Ad aprile del 2008 mi fu comunicato che sarei stata licenziata perché l'agenzia chiudeva. Mi consigliarono un'altra agenzia, della stessa compagnia assicurativa, con sede a Prato». Si trattava dell'agenzia di Odierna, dove la Di Domenico sostiene di aver lavorato al nero per un paio di mesi prima dell'assunzione. «Avvenuta - spiega - con un contratto di apprendistato nonostante il mio status di impiegata di terzo livello. Il titolare mi spiegò che era per problemi suoi momentanei e che presto sarei passata alla mia qualifica». Ma a luglio la donna, già madre di un figlio di pochi mesi, Daniele, scopre di essere incinta. «Era il 18 luglio. Il 4 agosto ho inviato una raccomandata corredata di certificato medico all'assicurazione. Avevo avuto una minaccia di aborto e non potevo continuare a lavorare».
Lucia smette di lavorare ma non riceve né la busta paga di luglio né quella di agosto. Si reca allora all'ufficio vertenze della Cisl. «Il suo datore di lavoro - racconta il compagno, Cristiano - non si presentò agli incontri del sindacato, così andammo a denunciare la situazione di Lucia alla Direzione provinciale del lavoro di Prato, che convocò il signor Odierna. Il quale, insieme alla busta paga di agosto consegnò anche la lettera di licenziamento». Un fulmine a ciel sereno. «Erano passati tre mesi e non eravamo stati informati - dice Cristiano - Alla base della decisione, secondo il datore, non la maternità ma la non idoneità al lavoro. A quel punto, sempre su suggerimento del sindacato, ci siamo rivolti allo studio legale dell'avvocato Lisabetta Bujani». Il 4 dicembre 2008 nasce Marta, dopo soli cinque mesi e mezzo di gestazione. Una bimba prematura, che per superare il momento critico dovrà passare due mesi all'ospedale Meyer di Firenze. Il 21 aprile 2009 la Direzione provinciale del lavoro di Prato comunica alla donna gli esiti dell'accertamento svolto nei confronti dell'assicurazione. «Risulta - si legge nella lettera inviata alla Di Domenico - che lei è stata occupata alle dipendenze della sopraindicata società senza alcuna assicurazione nel periodo dall'8 maggio 2008 al 15 giugno 2008 in qualità di impiegata di terzo livello».
La Direzione del lavoro aveva adottato i provvedimenti sanzionatori previsti per legge e provveduto al recupero dei contributi. Non solo. Veniva riconosciuto che la donna aveva tenuto con la ditta un "ordinario rapporto di lavoro subordinato" e la invitava ad aggiornare la propria posizione assicurativa all'Inps della città dove abitava. «Il 14 ottobre 2009 - continua Lucia - l'avvocatessa mi disse che la prima udienza al Tribunale di Prato si sarebbe tenuta nel gennaio del 2010. Non si presentarono né il mio datore di lavoro né il suo avvocato». Dopo una seconda udienza, a cui invece Odierna si presentò, il 9 aprile arriva la sentenza. Il giudice dà ragione alla ragazza pistoiese: altro che "non idonea", il licenziamento di Lucia costituisce un palese atto di discriminazione e quindi va cancellato.
Di conseguenza Odierna viene condannato a riassumere Lucia Di Domenico e a pagarle stipendi arretrati e spese processuali. Lucia però non accetta il ritorno in ufficio e dopo pochi giorni dà le dimissioni per giusta causa. Passa un mese ma il denaro che le spetta non arriva. Allora la donna bussa all'Inps di Prato e dopo qualche mese di attesa per problemi burocratici, ecco la nuova, amara scoperta: la disoccupazione non può esserle pagata perché Odierna non le ha versato neanche i contributi. «Secondo il sindacato - afferma Cristiano - invece la disoccupazione le spetta comunque. Ma il punto è che abbiamo dovuto muoverci noi anche per far spostare la pratica da Prato a Pistoia. E ancora il passaggio non è avvenuto».
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