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Pistoia

Alluvione distrugge vivaio, zero rimborsi

Il figlio di Galli dopo l’alluvione del dicembre 2009
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Il figlio di Galli dopo l’alluvione del dicembre 2009

Domanda rigettata: la documentazione è arrivata con un giorno di ritardo

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PISTOIA. Aveva richiesto 418.752.000 euro di rimborsi per i danni che l'alluvione del Natale 2009 aveva creato al suo vivaio. Una cifra stimata con un perito del tribunale e che, di fatto, corrisponde al valore della sua azienda. Rinaldo Galli infatti con la rottura dell'argine del Calice aveva perso il lavoro di una vita. Il suo vivaio è praticamente attaccato all'argine, nel punto dove si è frantumato, e la furia dell'acqua aveva spazzato via quasi tutto. Ora la Regione rende note le cifre dei rimborsi: per lui non c'è niente. Alla voce contributo ammesso a finanziamento segue uno 0,00.  Per Rinaldo Galli e per il figlio, titolari del vivaio del Calice e di un secondo a Chiazzano, nel Pistoiese, è uno dei quei colpi che toglie anni di vita. Anche perché quello zero è arrivato per un giorno di ritardo sulla consegna di documentazione accessoria richiesta dalla Provincia, che segue le pratiche di rimborso. Un giorno che in realtà è una beffa.  Ecco la spiegazione del suo avvocato, che ha presentato nel frattempo un'istanza di riesame della pratica alla Provincia. «Sono state inviate due raccomandate per chiedere gli ulteriori documenti: una al proprietario notificata il sabato, l'altra all'associazione che segue per lui la pratica, la Coldiretti di Pistoia notificata il martedì. L'associazione ha tenuto conto della propria notifica e ha inviato gli atti l'ultimo giorno utile, dopo 15 giorni».  Tolto il festivo che non fa testo per Provincia e Regione l'integrazione alla documentazione è arrivata con un giorno di ritardo perché per loro fa fede la prima notifica.  «Un'applicazione molto rigida - spiega l'avvocato pratese Luciano Barletta - che ha fatto decadere la domanda. Un formalismo profondamente ingiusto: Rinaldi ha visto in una notte il lavoro di una vita rovinato per un evento che certo non può essere a lui imputato».  E il vivaista vede la beffa ma prova un dolore acuto per come stanno andando le cose. «Se non arriveremo a un accordo col riesame - dice - dovrò andare per vie legali. Spero di no perché per farlo dovrò farmi prestare anche i soldi. Tutto quello che avevo l'ho speso per rimettere in piedi l'azienda e ancora devo pagare alcuni amici che mi hanno fatto dei lavori a credito. Il gruista che ha rifatto le fosse, per esempio. Contavo proprio in quei soldi per estinguere i debiti».  «Non c'era più niente», ripete. E aggiunge: «E ancora non ci siamo rimessi in sesto. Ho dovuto licenziare l'unico operaio e lavoro con mio figlio a cui certo non posso dire che dò lo stipendio. E in casa con me e questo ci consente di andare avanti».

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