Timida ripresa degli investimenti e dellexport sul mercato italiano. Male lexport nei paesi europei
Mobile, occupazione ancora in calo
Marta Quilici
◗
Sopra il funzionario Paolo Spadoni responsabile Cna del settore del mobile. A lato unoperaia al lavoro in un mobilificio La Cna: «Per il 2010 prevista una diminuzione del fatturato del 4%»
3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Timida ripresa degli investimenti e del mercato interno. Ancora male l'export tradizionale europeo e occupazione ancora in flessione. Alcuni tentativi di diversificazione del prodotto, approccio al settore del contract, nuove campagne di marketing. Il ritratto del mobile quarratino è quello di un settore ancora minato dalla crisi economica, ma che sta lentamente riprendendo fiducia. È comunque presto per parlare di ripresa: i segnali positivi non riescono a far pari con il tracollo degli ultimi due anni. Le previsioni per il consuntivo del 2010 sono migliori rispetto a quelle dell'anno scorso, ma non abbandonano ancora il segno meno. Secondo i dati forniti dalla Cna, nel secondo semestre 2009 il settore del legno ha chiuso con un calo di fatturato del 12% rispetto soltanto al primo semestre dello stesso anno che già non era florido. Le previsioni per il 2010 sono di un calo del 4% in tutta la regione e di un po' di più su Pistoia, in particolare per il mobile imbottito che ancora non riprende. Nel secondo semestre dell'anno scorso, comunque, il settore legno ha prodotto il 18% del fatturato realizzato da tutto il manifatturiero pistoiese. Nello stesso periodo Pistoia si è collocata al decimo posto in Italia tra gli esportatori di mobili e quinta per l'esportazione del mobile imbottito, subito dopo Pescara, Bari e poche altre. «L'export nei paesi tradizionali come Francia, Germania, Gran Bretagna, - spiega Paolo Spadoni della Cna - è ancora in flessione. Sta avendo una timida ripresa il mercato interno: chi ha rapporti con l'Italia in questo momento lavora un po' di più. Vanno meglio anche i mercati emergenti come l'Arabia, l'Asia e, forse, anche la Russia che sta lentamente risalendo. In realtà - avverte, però - queste timide ripartenze non riescono minimamente a colmare il crollo degli ultimi cinque anni e neppure quello del 2008-2009 in cui si è assistito a un calo dell'export del 35% o anche 40%. Anche l'occupazione è ancora in flessione». Intanto le aziende hanno iniziato a spostarsi dalle produzioni classiche, qualcuno è riuscito ad abbandonare lo scorniciato e altre, poche, a raggiungere il mercato del contract. «Chi è stato reattivo sul mercato - afferma Spadoni - e ha curato di persona il marketing, la vendita e i rapporti con i clienti ha retto meglio la crisi di chi, invece, si è affidato a rappresentati o catene di distribuzione. In questo momento ne sta vedendo i risultati. Anche aziende di medie dimensioni, inoltre, stanno portando avanti azioni di marketing in Russia, in Arabia. Si sta inoltre diversificando la produzione: una decina di aziende si sono incamminate verso il settore del contract, che sicuramente paga di più: si fanno oggetti su misura, unici, personalizzati. Anche nelle altre aziende c'è comunque la volontà di prendere spunti nuovi: la volontà di uscire dalla produzione dello scorniciato, infatti, c'è già da tempo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
