Il Tirreno

Pistoia

L’ORGANIZZAZIONE

«Ministero dell'interno si prega di attendere»

Sopra il luogotenente Renato Paladini comandante della sezione di pg
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Sopra il luogotenente Renato Paladini comandante della sezione di pg

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 PISTOIA. «Ministero dell'Interno, si prega di attendere». Il messaggio registrato nella segreteria telefonica del numero fornito alle vittime per eventuali contatti doveva servire per fugare in loro i residui dubbi sull'identità di coloro con cui avevano a che fare: agenti segreti. Ma si comportavano come degli 007 non solo con le loro vittime ma anche tra loro stessi. Come in un film di James Bond, il 47enne imprenditore mente della banda aveva ideato per l'organizzazione una veste intessuta di segretezza e mistero. A capo della gerarchia piramidale c'era lui, conosciuto agli altri solo come "il professore". Sotto, "il direttore": sempre lui, ma all'insaputa dei complici, visto che le comunicazioni avvenivano quasi sempre per sms o messaggi scritti. Poi, gli altri agenti, ognuno con un nome in codice. Addirittura i familiari di alcuni di loro credevano nella storia degli agenti segreti: il capo, ad esempio, si era creato 4-5 diverse identità e altrettante utenze telefoniche.  I nuovi "adepti" venivano sottoposti ad una sorta di rito di iniziazione, detto "fasatura": varie fasi in cui venivano messi alla prova. Dopo aver fatto laute donazioni all'organizzazione (per sostenere i membri in caso di emergenza) venivano inviati in missione, in Italia e all'estero: Egitto, Parigi, Londra. Là dovevano aspettare un contatto, una telefonata, che qualcuno consegnasse loro una busta per "il professore". Oppure veniva dato loro il compito di ritirare il denaro dalle vittime delle estorsioni. M.D.

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