Il Tirreno

Pistoia

In aumento gli sfratti esecutivi

Beatrice Faragli
Davide Innocenti Sopra, veduta di Montale
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Davide Innocenti Sopra, veduta di Montale

Sempre più persone chiedono aiuto allo sportello del Sunia

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 MONTALE. Montale non tradisce l'indagine del Sunia - il sindacato inquilini - che inchioda Pistoia tra le prime cinque città italiane nel rapporto tra sfratti per morosità e abitazioni in affitto.  L'emergenza casa, infatti, affligge senza sconti anche il comune montalese. Solo nel trimestre di chiusura del 2010, ottobre-novembre-dicembre, sono previste ben 5 sfratti esecutivi. Un numero non da poco per un territorio così piccolo. Il metro della situazione poi ce lo dà lo sportello informativo sulla casa, presente da due anni al palazzo comunale e curato da Davide Innocenti, del Sunia.  «Il disagio abitativo purtroppo è in aumento, così come il numero di persone che si rivolgono allo sportello» spiega Innocenti.  Si parla in media di 4 utenti per ogni giovedì mattina, l'unico giorno settimanale in cui il servizio è attivo a Montale. Per lo più si tratta di cittadini che si sono appena visti recapitare il sollecito di pagamento dell'affitto, oppure che sono già alle prese con la prima chiamata davanti al giudice. Insomma, gente che non sa come fronteggiare l'emergenza e che rischia di rimanere senza un tetto sulla testa.  «L'impennata si è avuta nel 2010» aggiunge Innocenti.  Sempre più persone quindi, nell'anno in corso, hanno dovuto bussare alle porte del Comune per cercare aiuto. Tra queste sia italiani che stranieri: «Siamo a un 50 e 50».  Gli immigrati sono soprattutto marocchini, pakistani e albanesi, «i più soggetti a perdere il lavoro, visto che di solito svolgono mansioni precarie e con un basso inquadramento contrattuale».  Tanti i nuovi poveri che ogni giovedì si presentano allo sportello. «Si nota sempre più che anche le persone del cosiddetto ceto medio iniziano ad avere problemi con la casa».  Disoccupati, precari e cassaintegrati devono fare i conti poi con un'edilizia popolare deficitaria. «A Montale ci sono pochissime strutture di questo tipo e quelle esistenti, ovviamente, sono già occupate. In mancanza di un'edilizia pubblica sufficiente si rincorre sempre l'emergenza» spiega Davide Innocenti.  I disagi abitativi crescono ma, paradossalmente, diminuiscono le domande per gli alloggi popolari. Nessuno spiraglio di luce però, «solo rassegnazione». «La gente, vedendo raramente delle risposte, si scoraggia. In Italia solo l'8,5% di quelli che fanno richiesta ricevono una casa popolare. Non essendoci una prospettiva reale, le persone non ci provano nemmeno più».  E in effetti, dall'ultimo bando generale del 2005, e da quello integrativo del 2007, all'attuale del 2010 (in chiusura proprio domani, 28 ottobre) sono arrivate ben 33 domande in meno. Molti di quelli che hanno fatto richiesta nel 2005 non abitano né lavorano più nel montalese, ma altri, semplicemente, ci hanno rinunciato.  Quest'ultima graduatoria provvisoria (2010) è funzionale ai nuovi 10 alloggi previsti in via Giotto. I lavori sono già partiti, eppure nessuno sa dire quando finiranno. «Non c'è una data certa» spiega l'assessore alle Politiche sociali Giada Lunghi.  

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