Il Tirreno

Pistoia

Il deputato Domenico Scilipoti (Idv) ha presentato una interrogazione

In Parlamento l'Sos diossina

Corteo contro l’impianto del Cis di Montale
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Corteo contro l’impianto del Cis di Montale

«Rischi concreti dall'inceneritore di Montale»

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 PISTOIA. Approdano in parlamento le polemiche sull'inceneritore di Montale. Pochi giorni fa il deputato siciliano dell'Italia dei Valori Domenico Scilipoti, di professione medico chirurgo, ha firmato una interrogazione a risposta scritta al ministro dell'ambiente in cui si chiede di promuovere un'indagine epidemiologica "al fine di tutelare la salute delle popolazioni locali".  Soddisfatto, ovviamente, il commento di Adriana Pagliai, del coordinamento dei Comitati della piana Firenze - Prato - Pistoia. «L'onorevole Scilipoti - scrive - ha informato il Parlamento che in Toscana esiste una situazione di pesante e grave contaminazione da diossine che viene ignorati dalle amministrazioni locali e dagli organi di controllo».  L'interrogazione di Scilipoti ripercorre tutte le ultime vicende relative all'inceneritore del Cis spa, a partire dall'allarme diossina scattato dopo i prelievi dell'Arpat effettuati il 3 maggio 2007 e resi noti l'11 luglio. Dati che rivelarono come nei fumi dell'inceneritore ci fosse una concentrazione di diossine oltre 6 volte superiore ai limiti di legge. L'interrogazione ricorda l'ordinanza di chiusura del Comune di Montale ma anche le ripetute, successive richieste dei comitati locali di emettere ordinanze di divieto di produzione, consumo e commercializzazione di prodotti alimentari provenienti dall'area circostante l'impianto.  Fu effettuato, e Scilipoti lo ricorda, un monitoraggio ambientale ed un monitoraggio sanitario su iniziativa del gruppo di lavoro istituzionale costituito presso la Provincia L'indagine sanitaria su animali venne effettuata dalle Asl di Pistoia e Prato e «i risultati della determinazione di diossine - scrive Scilipoti - denotavano "una pressoché totale presenza", nei 14 campioni di origine animale, di Pcb diossina e simili, superiore ai limiti di legge».  Ma a tutt'oggi i divieti di commercializzazione e consumo «non sono stati emanati, in quanto i responsabili delle Asl di Prato e di Pistoia sembrerebbero essersi limitati a "consigliare" e solo in un tempo successivo, il non consumo ai soli allevatori indagati».  L'interrogazione ricorda anche le analisi sul latte materno di due donne che vivono nell'area di ricaduta dell'inceneritore, effettuate dai comitati dell'area. I risultati dettero «una consistente presenza di diossine e Pcb dioxin-like nei campioni di latte materno analizzati, superiore anche ai limiti normativi per il latte vaccino che è pari a 6 pg/g Te».  «I risultati di tutte queste analisi - conclude Scilipoti - in particolare quelle disposte dalla pubblica amministrazione sulle matrici animali e quelle disposte dai cittadini sul latte umano, convergono nel far ritenere la sussistenza di una situazione ambientale e sanitaria di rischio concreto per la salute delle popolazioni della zona, legato anche al consumo di prodotti alimentari di provenienza locale».

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