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Campioni dell'unità ma solo a parole
Simone Ferretti consigliere comunale Pd
Sono i sostenitori di Durante e Laing a porre veti
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Mi ha colpito lo sdegno suscitato in Martino Baldi dalle chiare parole di Federica Fratoni che ha posto una semplice domanda rimasta ad oggi inevasa: si può impugnare la bandiera dell'unità del partito, come fanno gli amici e i compagni che si sono ("naturaliter") riconosciuti nelle candidature di Valentino Durante e di Simona Laing, e nello stesso tempo porre veti nei confronti di qualcuno? Dalle grida che hanno seguito questa domanda si è compreso che la colpa di Marco Niccolai sarebbe stata credere davvero (per inesperienza?) che i diversi frantoi del nostro partito dovessero produrre tutti olio di eguale qualità. Forse la verità è più semplice, ma meno facile da ammettere: Niccolai, compreso che l'accordo prevedeva una clausola vessatoria non espressamente pattuita (l'esclusione di un pezzo del partito), non ha cantato con gli emuli di Jannacci «No, tu no!» in risposta a coloro che hanno generosamente offerto la loro disponibilità a votarlo per non riprodurre le solite spaccature. Traggo questa parziale e sicuramente faziosa convinzione da un dato per la verità incontrovertibile: la candidatura di Simona Laing è sbocciata (naturalmente?) solo dopo la manifestazione di disponibilità al dialogo di Marco Niccolai. E che i due eventi siano legati da un nesso di causalità è ormai pubblicamente ammesso dagli stessi proponenti la candidatura Laing. I quali motivano il veto attribuendo ad alcuni soltanto la responsabilità del commissariamento del Pd, quando però ad alzare la mano per quell'esito (e fecero bene visto il pastrocchio che veniva proposto) furono due autorevoli dirigenti, uno dei quali ha sostenuto la candidatura di Laing e perfino coordinato la presentazione pubblica. Sul piano comunale, invece, tutti sanno che da mesi era maturata (naturalmente?) una convergenza del gruppo denominato "Per il vero rinnovamento" su Valentino Durante come candidato alla segreteria dell'Unione comunale. Frattanto in molti (o meglio, tutti) ringraziavano Paolo Bruni per la sua guida, equilibrata e ferma, del partito. Molti (no, tutti) si dolevano che la sua esperienza di coordinatore volgesse al termine, perché era fortemente percepito il rischio che potessimo smarrire l'equilibrio faticosamente raggiunto. Senonché quando Paolo Bruni ha preso sul serio i numerosi attestati di stima mettendosi di nuovo a disposizione senza nulla chiedere in cambio, ecco che i sostenitori della "vera" unità hanno (naturalmente?) candidato Durante. D'altronde, ben si può credere di essere più nuovi, più democratici e, di conseguenza, tirar dritto per il proprio percorso (unitario?). E qualcuno prima o poi avrebbe dovuto cogliere lo spirito (di apertura?) che li animava. Invece sfugge - oh, per mio difetto - la coerenza di quegli autorevoli dirigenti che prima hanno tessuto le lodi di Bruni, forse nella speranza di non essere ascoltati, e poi hanno stretto un accordo per una candidatura a lui alternativa. La vibrante indignazione di Martino Baldi conferma che non v'è niente di nuovo sotto il sole: tra le parole e i fatti vi è sempre di mezzo un bel tratto mare.
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