Il presidio
Grazie alla vendita, nuovi impianti zero spese e soldi nelle casse comunali
* assessore al Patrimonio
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Mi pare sia giunto il tempo di far chiarezza sulla vicenda di Pistoia Ovest, a seguito di varie prese di posizione che partono spesso da conclusioni affrettate e da considerazioni talora piegate a bassi interessi politici o, peggio, personali. Occorre premettere che come amministratori siamo chiamati a scelte, anche dolorose, da una situazione economica preoccupante. Un bene come quello di Pistoia Ovest ha costi di gestione e manutenzione notevoli e comporta la destinazione di personale che nei prossimi anni, specie nei cantieri comunali, non avremo più a disposizione.
Ma abbiamo anche il compito di sviluppare la promozione sportiva, per mezzo di impianti moderni, capaci di rispondere alla richiesta costante di spazi per tutte le discipline sportive. La programmata alienazione intende perseguire tutti e tre gli obiettivi: avere nuovi impianti, scaricare il costo della manutenzione, introitare somme per il bilancio comunale. Intenti dichiarati fin dall'inizio e pubblicamente. Per questo chi dichiara che c'è già un acquirente predestinato, per il solo fatto che c'è stata una manifestazione pubblica di interesse, non dà conto dell'esistenza di altri imprenditori e di altre società che sono al pari interessate all'area e che hanno avuto pari ascolto da parte dell'assessorato. Chi dichiara che il Comune intende dismettere l'area sportiva per speculazioni edilizie od altro sa di dire un'enormità, data la volontà da sempre espressa di evitare modifiche di destinazione urbanistica. Chi dichiara che con l'alienazione vi sarebbe il pericolo di un'utilizzazione solo "privata" del bene, non coglie nel segno, stante l'obbligatoria necessità di convenzionamento prevista dalla regolamentazione vigente e il fatto che non può essere interesse di un qualsivoglia acquirente creare un impianto sportivo per tenerlo deserto e non accessibile agli sportivi. Chi osserva che l'eventuale conclusione dell'iter del bando possa portare ad una trattativa privata e che questa soluzione si tradurrebbe in una sorta di svendita non valuta il fatto che proprio la valutazione della congruità dell'importo, e parallelamente del progetto di utilizzazione, costituirebbero la garanzia del perseguimento congiunto dei detti obiettivi. Invito a immaginare un possibile scenario futuro: un'area completamente rinnovata in strutture sportive e di supporto, magari con maggiore sfogo di varie discipline sportive, il risparmio di risorse per la manutenzione e per i necessari interventi di ammodernamento, l'acquisizione a bilancio del ricavato della vendita. E proviamo di contro a pensare cosa potrebbe succedere fra qualche anno, e cosa potrebbe divenire un impianto senza manutenzione e senza possibilità di migliorie. Sorprende che proprio da un'opposizione che si definisce liberale emerga questa diffidenza verso il privato e che divengano paladini dell'utilità collettiva proprio coloro che mirano a smantellare lo Stato sociale con l'idea che i servizi dovranno essere accessibili solo a chi se li può permettere.
Ma abbiamo anche il compito di sviluppare la promozione sportiva, per mezzo di impianti moderni, capaci di rispondere alla richiesta costante di spazi per tutte le discipline sportive. La programmata alienazione intende perseguire tutti e tre gli obiettivi: avere nuovi impianti, scaricare il costo della manutenzione, introitare somme per il bilancio comunale. Intenti dichiarati fin dall'inizio e pubblicamente. Per questo chi dichiara che c'è già un acquirente predestinato, per il solo fatto che c'è stata una manifestazione pubblica di interesse, non dà conto dell'esistenza di altri imprenditori e di altre società che sono al pari interessate all'area e che hanno avuto pari ascolto da parte dell'assessorato. Chi dichiara che il Comune intende dismettere l'area sportiva per speculazioni edilizie od altro sa di dire un'enormità, data la volontà da sempre espressa di evitare modifiche di destinazione urbanistica. Chi dichiara che con l'alienazione vi sarebbe il pericolo di un'utilizzazione solo "privata" del bene, non coglie nel segno, stante l'obbligatoria necessità di convenzionamento prevista dalla regolamentazione vigente e il fatto che non può essere interesse di un qualsivoglia acquirente creare un impianto sportivo per tenerlo deserto e non accessibile agli sportivi. Chi osserva che l'eventuale conclusione dell'iter del bando possa portare ad una trattativa privata e che questa soluzione si tradurrebbe in una sorta di svendita non valuta il fatto che proprio la valutazione della congruità dell'importo, e parallelamente del progetto di utilizzazione, costituirebbero la garanzia del perseguimento congiunto dei detti obiettivi. Invito a immaginare un possibile scenario futuro: un'area completamente rinnovata in strutture sportive e di supporto, magari con maggiore sfogo di varie discipline sportive, il risparmio di risorse per la manutenzione e per i necessari interventi di ammodernamento, l'acquisizione a bilancio del ricavato della vendita. E proviamo di contro a pensare cosa potrebbe succedere fra qualche anno, e cosa potrebbe divenire un impianto senza manutenzione e senza possibilità di migliorie. Sorprende che proprio da un'opposizione che si definisce liberale emerga questa diffidenza verso il privato e che divengano paladini dell'utilità collettiva proprio coloro che mirano a smantellare lo Stato sociale con l'idea che i servizi dovranno essere accessibili solo a chi se li può permettere.
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