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A giudizio il presidente del Copit
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PISTOIA. Falsità materiale in atto pubblico: rinviato a giudizio ieri mattina dal gup, con questa accusa, il prossimo 17 dicembre, Luciano Del Santo, 65 anni, presidente del Copit, dovrà comparire davanti al tribunale di Pistoia.
Assieme a lui sul banco degli imputati, ci sarà, accusato dello stesso reato, il capo dei commessi comunali, ritenuto suo complice, Giovanni Lucarelli, 63 anni. A disporre il rinvio a giudizio è stato, ieri mattina, al termine dell'udienza preliminare, il gup del tribunale Roberto Tredici, che ha preso la sua decisione dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero - il procuratore capo Renzo Dell'Anno - e le arringhe degli avvocati difensori, Andrea Niccolai (per Del Santo) e Cecilia Turco (per Lucarelli). Le indagini nei confronti dei due imputati erano scattate nel luglio dello scorso anno, in seguito alle pubbliche denunce da parte dell'opposizione in consiglio comunale. Oggetto dell'inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Pistoia, la nomina di Luciano Del Santo (fiorentino originario di Sarzana e pistoiese d'adozione) alla presidenza dell'azienda di trasporti. Il caso era scoppiato quando alcuni consiglieri comunali di opposizione avevano rivelato che l'autocandidatura di Del Santo, depositata il 10 aprile precedente (come prevedeva il regolamento approvato nel gennaio 2008 dal consiglio comunale) non avrebbe contenuto inizialmente la disponibilità ad essere nominato alla guida del Copit, ma solo quella ad essere confermato alla presidenza della Farcom. Tale disponibilità, loro dire, sarebbe stata aggiunta successivamente, per rendere legittima la proposta di nomina formulata dal sindaco Renzo Berti. Per questo presentarono un esposto in cui si ipotizzava il reato di falso in atto pubblico per le manipolazioni che avrebbe subito la lettera di autocandidatura quando era già stata depositata all'ufficio protocollo del Comune. La nuova lettera conteneva quattro righe finali in cui Del Santo manifestava la propria disponibilità ad altre nomine che sembrassero opportune all'amministrazione in altre società. In pratica, la procura ha fatto proprie tali accuse e ha chiesto il processo nei confronti del presidente del Copit e del commesso comunale che materialmente avrebbe provveduto a sostituire la lettera all'ufficio protocollo. Nel settembre scorso, sulle pagine del nostro giornale, Del Santo aveva fornito la sua versione dell'accaduto. «Avendo appreso dal sindaco - aveva spiegato - della difficoltà che avrebbe incontrato la mia candidatura a proseguire l'esperienza di amministratore delegato in Farcom spa in ragione del criterio introdotto di uno stop dopo due mandati consecutivi, e avendomi peraltro il sindaco espresso apprezzamento per il lavoro sin qui svolto e per le mie caratteristiche manageriali, ho ritenuto di integrare il curriculum consegnato in Comune estendendo la mia disponibilità al conferimento di altri incarichi preliminarmente alla decisione assunta all'unanimità dall'assemblea dei soci di Copit». Ma tale integrazione, come ribadito anche ieri dal suo difensore, sarebbe stata depositata rispettando le scadenze temporali previste. Così come il legale del messo comunale ha ribadito come il suo assistito si sia limitato a consegnare all'ufficio protocollo la missiva in questione a lui affidata.
Assieme a lui sul banco degli imputati, ci sarà, accusato dello stesso reato, il capo dei commessi comunali, ritenuto suo complice, Giovanni Lucarelli, 63 anni. A disporre il rinvio a giudizio è stato, ieri mattina, al termine dell'udienza preliminare, il gup del tribunale Roberto Tredici, che ha preso la sua decisione dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero - il procuratore capo Renzo Dell'Anno - e le arringhe degli avvocati difensori, Andrea Niccolai (per Del Santo) e Cecilia Turco (per Lucarelli). Le indagini nei confronti dei due imputati erano scattate nel luglio dello scorso anno, in seguito alle pubbliche denunce da parte dell'opposizione in consiglio comunale. Oggetto dell'inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Pistoia, la nomina di Luciano Del Santo (fiorentino originario di Sarzana e pistoiese d'adozione) alla presidenza dell'azienda di trasporti. Il caso era scoppiato quando alcuni consiglieri comunali di opposizione avevano rivelato che l'autocandidatura di Del Santo, depositata il 10 aprile precedente (come prevedeva il regolamento approvato nel gennaio 2008 dal consiglio comunale) non avrebbe contenuto inizialmente la disponibilità ad essere nominato alla guida del Copit, ma solo quella ad essere confermato alla presidenza della Farcom. Tale disponibilità, loro dire, sarebbe stata aggiunta successivamente, per rendere legittima la proposta di nomina formulata dal sindaco Renzo Berti. Per questo presentarono un esposto in cui si ipotizzava il reato di falso in atto pubblico per le manipolazioni che avrebbe subito la lettera di autocandidatura quando era già stata depositata all'ufficio protocollo del Comune. La nuova lettera conteneva quattro righe finali in cui Del Santo manifestava la propria disponibilità ad altre nomine che sembrassero opportune all'amministrazione in altre società. In pratica, la procura ha fatto proprie tali accuse e ha chiesto il processo nei confronti del presidente del Copit e del commesso comunale che materialmente avrebbe provveduto a sostituire la lettera all'ufficio protocollo. Nel settembre scorso, sulle pagine del nostro giornale, Del Santo aveva fornito la sua versione dell'accaduto. «Avendo appreso dal sindaco - aveva spiegato - della difficoltà che avrebbe incontrato la mia candidatura a proseguire l'esperienza di amministratore delegato in Farcom spa in ragione del criterio introdotto di uno stop dopo due mandati consecutivi, e avendomi peraltro il sindaco espresso apprezzamento per il lavoro sin qui svolto e per le mie caratteristiche manageriali, ho ritenuto di integrare il curriculum consegnato in Comune estendendo la mia disponibilità al conferimento di altri incarichi preliminarmente alla decisione assunta all'unanimità dall'assemblea dei soci di Copit». Ma tale integrazione, come ribadito anche ieri dal suo difensore, sarebbe stata depositata rispettando le scadenze temporali previste. Così come il legale del messo comunale ha ribadito come il suo assistito si sia limitato a consegnare all'ufficio protocollo la missiva in questione a lui affidata.
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