Il Tirreno

Pistoia

Aspiranti sarti in mostra al Funaro

Beatrice Faragli
Silverio Monaco con i figli Claudio ed Elisa nella sartoria di Agliana
◗
Silverio Monaco con i figli Claudio ed Elisa nella sartoria di Agliana

Esposti i modelli creati con Silverio Monaco

2 MINUTI DI LETTURA





 AGLIANA. Mestieri perduti: un'opportunità di lavoro per il futuro. Di calzolai, rammendine e sarti ormai si son perse le tracce e i pochi che restano hanno l'arduo compito di insegnare ai giovani la professione. Così han fatto quelli della "Sartoria teatrale Monaco", un'azienda familiare aglianese che dal 1979 crea abiti e costumi di scena. Grazie a un progetto finanziato dalla Provincia di Pistoia e in collaborazione con Confartigianato, Claudio, Elisa e il fondatore Silverio Monaco hanno tenuto sotto la propria ala maestra 13 allievi dai 25 ai 45 anni pronti a carpire i segreti del mestiere.  I frutti del lavoro sono in mostra oggi al teatro Il Funaro di Pistoia. «Siamo soddisfatti di questa prima esperienza - ha detto Claudio Monaco - i risultati si son visti». Poco tempo a disposizione ma tanto entusiasmo tra il gruppo, un team di 12 donne e un solo uomo. In 5 mesi, da marzo a luglio, gli aspiranti sarti hanno imparato molte cose sui modelli base, un abbigliamento tradizionale per intendersi. Le ore di "lezione" però non sono mai abbastanza. Questo è un lavoro difficile che richiede davvero una pratica e una gavetta lunga e impegnativa. «Oltre a una predisposizione naturale ad ago e filo ci vogliono almeno 3 anni per acquisire competenza nel lavoro. Dopo è ovviamente un apprendimento continuo».  Nessuno però vuol più intraprendere questa strada. «Noi - spiega Claudio riferendosi anche alla sorella Elisa Monaco - siamo cresciuti dentro al settore ma per chi viene da fuori l'approccio è diverso. E' sempre più difficile trovare sarti o ragazzi che vogliano imparare. Per i negozi poi è diventato un problema persino trovare chi fa le riparazioni, professione anche questa complicata che non si improvvisa».  La soluzione? «Un intervento degli enti per finanziare corsi nelle aziende. Gli stage infatti durano 3 mesi, un tempo brevissimo per il nostro lavoro. Prendere un apprendista poi comporta dei costi che difficilmente, specie ora, le ditte sono disposte a sopportare. Solo un finanziamento può sostenere la vera formazione. Un tempo era il genitore a portare il ragazzo in sartoria spingendo perchè imparasse un mestiere, oggi tutto è cambiato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera